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LES BILLETS DE MARIA R-D.

  • MON COMMENTAIRE EST POUR ADRIEN par Maria Russo.

    Chère Maria, je ne pense pas que tu m'en veuilles si je publie ton commentaire ici, bien que tu l'aies adressé spécialement à Adrien. 

    Adrien ne m'en voudra pas non plus, j'en suis certaine.

    Je vous remercie tous les deux pour votre compréhension, car je pense que ce commentaire mérite d'être lu par tous les hestoniens. 

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    Il mio commento è rivolto a Adrien e alla sua ottima traduzione.

    Bravo, davvero bravo e.. commovente almeno in questa prima parte. Ho spesso scritto sul blog che la personalità, le scelte, le contraddizioni e quel fondo di tristezza che si percepiva nelle sue interpretazioni sono una conseguenza reale dei suoi primi vent'anni di vita.

    Era forse questa tristezza di fondo che Wyler ha cercato con grande abilità di portare alla luce in Ben Hur. Che non è un condottiero, nè un grande artista o una figura epica. Juda Ben Hur , nella versione che anche oggi possiamo percepire guardando il film, è un uomo comune che si trova a vivere eventi eccezionali in un momento storico eccezionale. non trascina dietro di sè la nazione ebraica, come Mosè, nè da la sua vita per l'indipendenza del suo paese, come Il Cid.

    E', a guardare con attenzione il film di Wyler , un giovane ebreo che soffre del peso dei Romani sulla sua vita e sulla sua terra. Che prova, come è umano che sia, a vendicarsi di chi ha distrutto la sua vita, ma poichè , come dice a Messala, odia la violenza non si vendicherà armi alla mano, ma attraverso l'umiliazione dei suoi oppressori guidando una quadriga nel Circo di Antiochia.

    Per ritornare poi ad essere uno come tanti, con le sue pene e la sua infelicità cercando di ricostruire una famiglia che gli era stata tolta. Juda Ben Hur non è un eroe epico. E' un uomo che resiste alle offese che la vita gli impone, agli alti e bassi e per questo lo sentiamo tanto vicino a noi. Si dice che alla fine dell'ultima ripresa Chuck non riuscì a frenare le lacrime. I motivi forse andavano aldilà del film, aldilà della tragedia del Cristo sulla via dolorosa, nel cui viso riconosce quello dell'unico uomo che gli venne incontro lungo la sua "Via dolorosa".

    In questo blog si è parlato di molti dei film di Charlton Heston , ma sembra che "Ben Hur" non ha ancora avuto l'attenzione che merita da tutti noi. Eppure mezzo secolo dopo ancora gli spettatori frenano le lagrime guardando le ultime immagini di una famiglia che miracolosamente si ricompone. In fondo era il sogno di Chuck, non creare una famiglia qualsiasi, ma miracolosamente ricreare la sua "vera" famiglia

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    Mon commentaire s'adresse à Adrien et son excellente traduction.

    Bravo, vraiment bien et ... émouvant au moins dans cette première partie. J'ai souvent écrit sur le blog que la personnalité, les choix, les contradictions et le fond de tristesse que nous percevions dans ses interprétations sont une conséquence réelle de ses vingt premières années de vie.

    C'était peut-être cette tristesse sous-jacente que Wyler cherchait avec beaucoup d'habileté à découvrir dans Ben Hur, qui n'est pas un leader, ni un grand artiste ou une figure épique. Judah Ben Hur, dans la version que nous pouvons encore voir aujourd'hui, est un homme ordinaire qui se trouve vivre des événements exceptionnels dans un moment historique exceptionnel. Il n'entraîne pas la nation juive derrière lui,  comme Moïse, ni  dans sa lutte pour l'indépendance de son pays, comme Le Cid.

    En regardant attentivement le film de Wyler, il s'agit d'un jeune Juif qui souffre du poids des Romains sur sa vie et sur sa terre. Quelle épreuve, en tant qu'être humain, de se venger de ceux qui ont détruit sa vie, mais parce que, comme il le dit à Messala, il déteste la violence,  il ne prendra pas les armes de la vengeance, mais il agira par l'humiliation de ses oppresseurs en conduisant un quadrige dans le cirque d'Antioche.

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    Puis revenir alors et vivre comme beaucoup, avec sa douleur et son malheur essayant de reconstruire une famille qui lui avait été enlevée. Judah Ben Hur n'est pas un héros épique. C'est un homme qui résiste aux offenses que la vie lui impose, les hauts et les bas, c'est pour cela que nous le sentons si près de nous. Il est dit qu'à la fin de la dernière prise, Chuck ne pouvait pas arrêter ses larmes. Les raisons sont peut-être allées au-delà du film, au-delà de la tragédie du Christ sur le douloureux chemin, dans le visage duquel il reconnaît le seul homme qui est venu à sa rencontre sur sa "Via Dolorosa".

    Dans ce blog, nous avons parlé de nombreux films de Charlton Heston, mais il semble que "Ben Hur" n’ait pas encore reçu toute l’attention qu’il mérite de notre part. Pourtant, un demi-siècle plus tard, les spectateurs retiennent leurs larmes en regardant les dernières images d’une famille qui se recompose miraculeusement. Après tout, c'était le rêve de Chuck, non pas de créer une famille, mais de recréer miraculeusement sa "vraie" famille.

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  • VOYAGES EN AFRIQUE, MOYEN-ORIENT... Maria s'interroge

     Enfin ! Un nouveau billet de Maria. Cette fois, quelques révélations et réflexions sur les voyages de Chuck en Afrique et le Moyen-Orient... Je vous laisse découvrir. 

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    Le notizie da Munn sono straordinarie e mi fa molto piacere che il tuo lavoro e quello di tuo nipote sia finalmente riconosciuto.

    Non mi pare grave il fraintendimento con Eliot. Però la sua biografia rimane superficiale e priva di una ricerca approfondita. Lo so che è difficile fare una biografia di un personaggio non più in vita, ma in tutte le università e dipartimenti di dottorato si fanno ricerche storiche su persone defunte da un po’ di tempo. E se Eliot decidesse di scrivere un libro su Napoleone, cosa farebbe? Consultare la bibliografia di chi ha scritto sull’Imperatore prima di lui e versare sudore sulle carte conservate negli archivi e nelle biblioteche, come ho fatto io ai miei tempi di studente anche nella Biblioteca Nazionale di Francia.

    Sono contenta quindi che non ci siano impedimenti alla trasposizione sul Blog della traduzione francese del libro di Munn, come ho già detto, la migliore delle biografie del nostro Chuck.

    Come dicevo ai miei allievi, i libri non solo bisogna leggerli, ma anche leggerli con cura. E spesso si trovano delle perle di cui nulla si sapeva. Così leggendo lentamente e con cura “In the Arena” ho trovato un periodo veramente misterioso della vita del Nostro.

    Alla fine degli anni ’60, fine anche dell’amministrazione Johnson, con cui Heston aveva strettamente collaborato, oltre ai viaggi in Vietnam Chuck scrive di una serie di viaggi in paesi dell’Africa centrale, come la Nigeria, appena usciti dal colonialismo. In quegli anni il continente africano sembrava pieno di promesse. Heston premette che non sono viaggi per elargire fondi o fare beneficienza. Sono evidentemente viaggi che hanno un fine politico, visto che viaggia con passaporto diplomatico. Né si tratta di pubblicizzare prodotti cinematografici, perché spesso tra le tappe dei viaggi ci sono località ben lontane dalle capitali di questi giovani stati africani , sicuramente prive di sale di proiezione o attrezzature cinematografiche. Bisogna dire che nei primi anni di indipendenza questi stati erano governati da un’elite di intellettuali e politici che si erano formati nelle università europee. Un buon esempio fu il poeta Leopold Sengor che divenne primo presidente del Senegal. Tra le tante mete anche Beirut, nel pieno della guerra.

    Nel 1968 Johnson dichiara di rinunciare alla seconda candidatura per il partito democratiche alle presidenziali che insedieranno infatti Nixon  il 20 gennaio del 1969. Chuck la definisce come una sventura per gli USA  ed aveva ragione. In occasione delle elezioni dei rappresentanti al Senato il partito Democratico e precisamente Jack Valenti un personaggio ben noto in ambito cinematografico, ex consigliere di John Kennedy, invita Chuck a presentarsi come candidato per la California, dove avrebbe sicuramente vinto. La risposta è nota “Ho già interpretato 3 presidenti etc….”. Ma non è la risposta vera. Chuck medita a lungo sulla proposta, parla con Lydia che non dà neanche lei un parere fondato (“Charlie fai quello che ti senti di fare”). Chuck però ha paura del futuro. Le incertezze che hanno segnato la sua infanzia si trasformano in paura dell’ignoto e dei cambiamenti. Rinuncia perché la sua vita rimanga quella che è stata fino ad allora. E poi sa che non è più sostenuto da Lyndon Johnson.

    Ecco, se avessi qui davanti Charlton Heston vivo potrei chiedergli i motivi di quei viaggi nel continente africano e quale incarico gli era stato affidato. La storia ci dice che il cambio di amministrazione negli USA fece perdere fiducia ai giovani stati africani che si buttarono più o meno nelle braccia della Unione Sovietica  tramite Cuba e più tardi della Cina. I tragici effetti di quelle scelte li vediamo oggi, quando dopo guerre e sfruttamento delle risorse naturali africane a centinaia di migliaia i giovani africani attraversano il Mediterraneo. E qui c’è da riflettere su quell’allusione nella intervista censurata del 1972. al fatto che l’aumento della popolazione diventa anche un problema di migrazioni di regioni intere.

    Non potendo chiedere a Chuck lo chiederei certamente a Mr. Munn che forse ha buona memoria di quel periodo. Magari Madame France potrebbe chiederlo lei personalmente e nell’occasione chiedere anche di quella che è la mia idea fissa. Che fine ha fatto “My Father”. Sembra anche per la famiglia un desaparecito come gli intellettuali cileni negli anni di Pinochet.

    Caro signor Munn, quante domande le farei!

     

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    Les nouvelles de Munn sont extraordinaires et je suis très heureuse que votre travail et celui de votre petit-fils soient enfin reconnus.

    Je ne pense pas que le malentendu (1 NDT) avec Eliot soit sérieux. Cependant, sa biographie reste superficielle et manque de recherches approfondies. Je sais qu'il est difficile de faire une biographie d'un personnage qui n'est plus en vie, mais dans toutes les universités et les départements de doctorat, la recherche historique est faite sur des personnes qui sont mortes depuis un certain temps. Et si Eliot décidait d'écrire un livre sur Napoléon, que ferait-il ? Consulter la bibliographie de ceux qui ont écrit sur l'Empereur avant lui et transpirer sur les papiers conservés dans les archives et les bibliothèques, comme je l'ai fait dans mes années d'étudiante aussi à la Bibliothèque nationale de France.

    (1) NDT : J'avais fait une erreur d'interprétation d'un message que m'avait envoyé Marc.

     

     
    Je suis donc heureuse qu'il n'y ait pas d'obstacles à la transposition sur le blog de la traduction française du livre de Munn, comme je l'ai dit, la meilleure de nos biographies.

    Comme je l'ai dit à mes étudiants, les livres ne doivent pas seulement être lus, mais aussi lus attentivement. Et souvent il y a des pépites dont on ne savait rien. Alors, en lisant lentement et avec soin "In the Arena" j'ai trouvé une période vraiment mystérieuse de la vie de Notre acteur .
     
    À la fin des années 1960, la fin de l'administration Johnson, avec laquelle Heston avait étroitement collaboré, en plus de voyager au Vietnam, Chuck a écrit une série de voyages dans des pays d'Afrique centrale, comme le Nigeria, juste à la sortie du colonialisme. Dans ces années, le continent africain semblait plein de promesses. Heston souligne qu'ils ne sont pas des voyages pour donner de l'argent ou pour leur offrir la charité. Ce sont évidemment des voyages qui ont un but politique, puisqu'il voyage avec un passeport diplomatique. Il ne s'agit pas non plus de faire de la publicité pour les films, car souvent, entre les étapes du voyage, il y a des endroits éloignés des capitales de ces jeunes États africains, certainement sans salles de projection ni équipement cinématographique. Il faut dire que dans les premières années de l'indépendance, ces États étaient gouvernés par une élite d'intellectuels et de politiciens formés dans les universités européennes. Un bon exemple était le poète Léopold Sengor qui devint le premier président du Sénégal. Parmi les nombreuses destinations il y a eu aussi Beyrouth, au plus fort de la guerre.

    En 1968, Johnson déclare qu'il renoncera à sa deuxième candidature pour le parti présidentiel démocrate, qui mettra en fait Nixon au pouvoir le 20 janvier 1969. Chuck l'appelle un malheur pour les Etats-Unis et il avait raison. À l'occasion de l'élection des représentants au Sénat, le parti démocrate, à savoir Jack Valenti, un cinéaste connu, ancien conseiller de John Kennedy, a invité Chuck à se présenter comme candidat pour la Californie, où il aurait sûrement gagné. La réponse est connue : "j'ai déjà interprété 3 présidents etc ....". Mais ce n'est pas la vraie réponse. Chuck réfléchit longuement à la proposition, s'entretient avec Lydia qui ne lui donne même pas une opinion ferme ("Charlie fais ce que tu as envie de faire"). Mais Chuck a peur du futur. Les incertitudes qui ont marqué son enfance se transforment en peur de l'inconnu et des changements. Pourquoi renoncerait-il à la vie qu'il avait jusque là. Et puis il sait qu'il n'est plus soutenu par Lyndon Johnson.

    Aujourd'hui, si Charlton Heston était encore vivant, je pourrais lui demander les raisons de ses voyages sur le continent africain et la tâche qui lui avait été confiée. L'histoire nous apprend que le changement d'administration aux États-Unis a causé la perte de confiance dans les jeunes États africains qui se sont jetés plus ou moins dans les bras de l'Union soviétique à travers Cuba et plus tard la Chine. Nous voyons aujourd'hui les effets tragiques de ces choix lorsque, après les guerres et l'exploitation des ressources naturelles africaines, des centaines de milliers de jeunes Africains traversent la Méditerranée. Et nous devons aujourd'hui réfléchir à cette allusion dans l'interview censurée de 1972, que l'augmentation de la population devient aussi un problème de migrations de régions entières.

     

    N'ayant pas la capacité de demander à Chuck, je demanderais certainement à M. Munn, qui a peut-être un bon souvenir de cette période. Peut-être que Madame France pourrait lui demander personnellement et à l'occasion lui faire part de mon idée fixe  :  qu'est-il arrivé à "My Father" ?. Il semble aussi avoir été pour la famille un desaparecido (2) comme les intellectuels chiliens dans les années de Pinochet.

    Cher Monsieur Munn, combien de questions puis-je vous poser ?

    (2) disparu en français. 

     

     

     
     

     

  • LETTERA A UN FIGLIO - LETTRE A UN FILS

    Cara France,

    questo è il commento che mi hai suggerito di scrivere. Decidi tu se tradurlo in francese o no. Forse per Fray non ci sarebbe bisogno, ma per i lettori del blog forse è necessario

    con tanto affetto (e tanto dolore per tua sorella, per mio padre e per Chuck)

    Maria

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    Scrivo questo mio commento in italiano e spero che Fraser Heston non abbia dimenticato la mia lingua.

    Anzi spero che Fray , come lo chiamavano in famiglia, non abbia dimenticato troppe cose della sua infanzia e della sua adolescenza.

    In una intervista, non ricordo quale, Fray diceva che la sua più grande fortuna era stata quella di avere avuto genitori come i suoi.

    E’ vero: è una grande fortuna avere un padre intelligente, colto e pieno di talento. Pieno anche di affetto per suo figlio. Ed uno dei Comandamenti è quello di onorare il padre. Nonostante il mio personale agnosticismo, è quello che ho fatto alla morte di mio padre, senza trasformare quel dovuto senso di rispetto in un’opportunità di aumentare quel poco o molto di benefici economici lasciatimi da lui.

    Ad esempio, se mio padre mi avesse lasciato un “In Folio” originale di Shakespeare, conoscendo il valore non economico che quel libro aveva per lui non lo avrei abbandonato nelle mani di un battitore d’asta. E così i tanti ricordi, perfino gli abiti e le cose che in vita ha maneggiato. Naturalmente parlo di mio padre. Ma un padre è un padre e anche a mio padre io devo molto. Il farmi scoprire la bellezza dell’arte e della letteratura. Il mostrarmi le tante infinite bellezze del mondo in cui viviamo. Aprire la mia mente alla molteplicità della razza umana. Anzi al fatto che come disse Einstein di razza ce n’è solo una.

    Se poi, e parlo sempre di mio padre, mi avesse addirittura lasciato un suo testamento  in un film che racconta lo straziante rapporto che pure può esservi tra un padre e un figlio, non lo avrei volutamente ignorato. Non avrei ignorato lo sforzo fisico e la difficoltà spirituale di continuare ad esercitare la sua arte mentre era consapevole di quanto poco gli rimaneva da vivere. Se, e parlo di mio padre, avessi ora in mano quel testamento, rivolto a me e al resto della famiglia lo mostrerei a tutti con orgoglio, dicendo : “Guardate mio padre negli ultimi momenti della sua vita. Guardatelo mentre, malfermo sulle gambe, mi parla nascondendo il suo dolore. “

    L’avrà capito che ora parlo di suo padre. E tra le tante cose che ha permesso si perdessero nel mondo ⌊ 1 ⌋, senza rendersi conto che quelle cose erano parte della memoria di suo padre ma forse pensando solo ai benefici economici che ne poteva trarre, come ha potuto permettere che anche una parte significativa dell’arte di suo padre , un racconto doloroso intitolato, guarda il caso, proprio “My Father” fosse nascosto, sepolto per sempre ?

    Questa è la realtà più dolorosa e che mai mi sarei aspettato dalla sua “pietas”, quel sentimento di rispetto e di nostalgia, che i Romani provavano per coloro che avevano perduto per sempre. Cercavano per quanto potevano di mantenerne la memoria per sé e per le generazioni future. Forse nei mesi da lei trascorsi a Roma avrà avuto modo di vedere la Via Appia Antica e le tante tombe che i sopravvissuti dedicavano alla “pietas” che sempre bisogna conservare per chi non c’è più.

    Quest’anno saranno dieci anni che suo padre ha lasciato questo mondo e ha lasciato un figlio che considerava la sua garanzia per l’immortalità. Ci pensi un momento. Non sente nascere anche in lei quell’antico senso di “pietas”?

    Non sente la necessità di richiamare con una piccola offerta, come facevano i Romani, attraverso un foro che si supponeva raggiungesse l’Ade, la memoria di suo padre e riportarla in vita?

    Io semplicemente le chiedo di farlo. Potrebbe non perdonarselo mai

    MARIA RUSSO DIXON

    MIEI CONSIGLI PERSONALI

    ⌊1⌋ A questo proposito, penso che sia stata una decisione collettiva della famiglia dover decidere sulla vendita della proprietà, non solo sulla decisione di Fraser.

    Noi Ammiratori del Grande Uomo non ammettiamo questa scelta, avremmo voluto che "la Casa di Ben Hur" fosse trasformata in un luogo culturale dedicato a Charlton Heston, alla cultura letteraria, al teatro e al cinema. Era diverso e ce ne siamo pentiti.

    Mi prendo la libertà di pensare che la Famiglia abbia immaginato la delusione degli Hestoniani e degli Hestoniani e che probabilmente sarebbe stato straziante per loro dover separarsi da tutto quello che era stato CHARLTON E LYDIA. Ingenuamente, è quello che voglio credere.

    FRANCE ...

     

    Chère France,

    ceci est le commentaire qui m'a été suggéré d'écrire. Tu décides si tu le traduis en français ou non. Peut-être que pour Fray il y n'aurait pas besoin, mais pour les lecteurs du blog il est nécessaire peut-être de le faire. 

    avec beaucoup d'affection et beaucoup de peine pour ta soeur, pour mon père et pour Chuck,

    Maria

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    J'écris ce commentaire en italien et j'espère que Fraser Heston n'a pas oublié ma langue.

    En fait, j'espère que Fray, comme on l'appelait dans la famille, n'a pas trop oublié son enfance et son adolescence.

    Dans une interview, je ne me souviens pas laquelle, Fray a dit que sa plus grande chance avait été d'avoir des parents comme les siens.

    C'est vrai : c'est une grande fortune d'avoir un père intelligent, cultivé et talentueux. Aussi plein d'affection pour son fils. Et l'un des commandements est d'honorer le père. En dépit de mon agnosticisme personnel, c'est ce que j'ai fait à la mort de mon père, sans transformer ce sens du respect en une occasion d'augmenter le peu ou beaucoup de l'héritage qu'il m'a laissé.

    Par exemple, si mon père m'avait laissé un original «In Folio» de Shakespeare, sachant la valeur sentimentale que le livre avait pour lui, je ne l'aurais pas abandonné entre les mains d'un commissaire-priseur de ventes aux enchères. Et donc les nombreux souvenirs, même les vêtements et les objets qui étaient la réussite de sa vie. Bien sûr, je parle de mon père. Mais un père est un père et je dois beaucoup à mon père aussi. Il m'a fait découvrir la beauté de l'art et de la littérature. Il m'a montré les nombreuses beautés infinies du monde dans lequel nous vivons. Ouvert mon esprit à la multiplicité de la race humaine. Effectivement, comme l'a dit Einstein " il n'y a qu'une seule race."

    Si alors, et — je parle toujours de mon père — il avait même laissé son testament dans un film qui raconte la relation déchirante qu'il peut y avoir entre un père et un fils,  je ne l'aurais pas ignoré intentionnellement. Je n'aurais pas ignoré l'effort physique et la difficulté spirituelle de continuer à exercer son art alors qu'il était conscient du peu qu'il lui restait à vivre. Si, — et je parle de mon père — j'avais maintenant ce testament entre mes mains, je le montrerais à la famille et au reste du Monde avec fierté, en disant : « Regardez mon père dans les derniers moments de sa vie. Regardez-le tandis que, instable sur ses jambes, il me parle, cachant sa douleur. »

    Il aura compris que maintenant je parle de son père. Et parmi les nombreux objets qu'il s'est permis de disperser dans le monde ⌊ 1 ⌋, sans se rendre compte que ces objets faisaient partie de la mémoire de son père, mais peut-être ne pensait-il qu'aux avantages économiques qui pouvaient en découler. Regarde le cas vraiment : comment a t'il pu permettre que, même une partie significative de l'art de son père, juste une histoire douloureuse appelée "MY FATHER " soit cachée, enterrée pour toujours ?

    C'est la réalité la plus douloureuse et que je n'aurais jamais imaginée de ses «pietas»,  ce sentiment de respect et de nostalgie que ressentaient les Romains pour ceux qu'ils avaient perdus pour toujours. Ils ont essayé autant que possible de garder leurs souvenirs pour eux-mêmes et pour les générations futures. Peut-être que durant les mois qu'il a passés à Rome, il a eu l'occasion de voir la Via Appia Antica et les nombreuses tombes que les survivants ont consacrées aux "pietas" qui doivent toujours être conservées pour ceux qui n'existent plus.

     
    Cette année, il y aura dix ans que son père a quitté ce monde et a laissé un fils qu'il considérait comme sa garantie d'immortalité. Y pense t'il un instant. Ne ressent-il pas naître en lui aussi,  ce sens ancien de "pietas" ?
     
    Ne ressent-il pas le besoin de rappeler avec une petite offre, comme les Romains faisaient, à travers un trou qu'on supposait atteindre l'Ade, la mémoire de son père et le ramener à la vie ?
     
    Je lui demande simplement de le faire. Il pourrait ne jamais lui pardonner.
     

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    MON AVIS PERSONNEL

    ⌊ 1⌋ Sur ce sujet, je pense que ce fut une décision collective de la famille que d'avoir à décider de la vente des biens, pas uniquement la décision de Fraser. 

    Nous les Admirateurs du Grand Homme n'admettons pas ce choix, nous aurions souhaiter que " la Maison de Ben Hur " soit transformée en lieu culturel dédié à Charlton Heston, à la culture littéraire, au théâtre et au cinéma. Il en a été autrement et nous le regrettons.

    Je me permets de penser que la Famille a envisagé la déception des Hestoniens et Hestoniennes et que probablement, ce fut un déchirement pour eux d'avoir à se séparer de tout ce qui avait été CHARLTON ET LYDIA. Naïvement, c'est ce que je veux croire.

    FRANCE...

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  • ESSAI D'UN COSTUME avec le tailleur Cifonelli à l'aéroport de Fiumicino 27 juin 1961

    spero ti sia arrivata la precedente mail con esclusiva  foto di chuck mentre prova un frac con il sarto Cifonnelli, di Roma. Siamo a Fiumicino nel 1961. Per ordine di  Kennedy Chuck rappresenta gli USA al festival di Berlino, poche settimane prima della costruzione del muro. Chuck era a Roma per la postproduzione del Cid e aveva urgente bisogno di un abito da sera (almeno credeva) . Convocato all’aeroporto con il completo già tagliato nel giro di 24 ore Cifonnelli cuce sul corpo del nostro l’abito di rappresentanza.

    Le foto sono conservate nell’archivio Luce, di proprietà statale. La scheda dell’archivio contiene anche le foto più piccole di tutto l’evento.

    Dolce vita di una volta. Insomma a Roma si sa sempre tutto di tutti. Anche del passato di tutti.

    A proposito il titolo “una vita non basta” è anche quello di un bellissimo film di Lelouch, lo so e lo avevo in VHS. Ma anche una specie di esempio della vita di tutti i giorni del nostro Chuck e della sua vita quasi privata

    Baci Da domani riprendo e finisco l’intervista. Ero a corto di alimenti e mi sono presa una giornata per la spesa

    J'espère que mon courrier précédent est arrivé avec des photos exclusives de Chuck lorsqu'il essaie un costume queue-de-pie avec le tailleur Cifonnelli, à Rome. Nous sommes à Fiumicino en 1961. Par ordre de Kennedy Chuck représente les Etats-Unis au Festival de Berlin quelques semaines avant la construction du mur. Chuck était à Rome pour la post-production de Cid et avait urgemment besoin d'une tenue de soirée (du moins il le croyait). Convoqué à l'aéroport, Cifonnelli arrive à l'aéroport avec le complet déjà coupé depuis 24 heures Cifonnelli ajuste à la taille de  Chuck, le vêtement de cérémonie.
    Les photos sont stockées dans les archives LUCE appartenant à l'État. L'onglet archive contient également les plus petites photos de l'événement.
    Douce vie pour une fois. A Rome, tout le monde sait tout. Même le passé de tous.
    D'ailleurs, le titre "itinéraire d'un enfant gâté" est aussi un beau film de Lelouch, je le sais et je l'ai vu en VHS. Mais aussi une sorte d'exemple de la vie quotidienne de notre Chuck et de sa vie presque privée
    Bisous Demain je reprends et finis l'interview. J'étais à court d'idées et j'ai pris une journée de congé

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    Charlton Heston descend d'un avion TWA 

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    Charlton Heston vient de descendre d'un avion américain de la TWA à l'aéroport de Fiumicino 


    Charlton Heston essaie son costume, avec le tailleur Arturo Cifonelli 

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    Charlton Heston accueilli par le tailleur Cifonelli à l'aéroport de Fiumicino

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    Charlton Heston essaie son costume, avec le tailleur Arturo Cifonelli 

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    Le monstre sacré, Charlton Heston et le  tailleur Cifonelli 

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  • "THE TEN COMMANDMENTS" : BAD OR GOOD ?

    Je n'en attendais pas moins de mon amie Maria, un billet quelque peu "NO POLITICALLY CORRECT" que je cautionne complètement et dont nous n'avons pas à douter de l'objectivité. 

    Je partage sa vision du film "THE TEN COMMANDMENTS". Je n'ajoute rien à ce qu'elle exprime, je préfère vous laisser découvrir par vous-mêmes et n'hésitez pas à apporter votre propre commentaire. 

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    Questo billet non ti piacerà, come non piacerà a un buon numero di frequentatori del blog, ma è esattamente quello che penso: I Dieci Comandamenti è un film veramente brutto, la performance di Chuck è infelice e la regia di De Mille risente troppo del clima politico e storico della prima metà degli anni ’50 e dell’età avanzata che teneva  il regista ancora legato a un tipo di cinema oramai datato. A te la decisione se inserirlo nel Blog o lasciar perdere.

     

    << lavorando al mio dottorato di ricerca mi è capitato tra le mani un bel libro sul rapporto tra politica e cinema tra gli anni 30 e 50 del secolo passato “ Seeing is believing” , (vedere per credere) che sottolinea i vari momenti in cui il cinema americano era forse inconsciamente (ma non lo credo) tenuto a sostenere la politica americana in determinati momenti storici. Così il cinema dell’Happy End di Frank Capra, durante la Grande Depressione e le fantascientifiche invasioni della Terra da parte di mostri intenti a modificare le coscienze durante i primi anni 50 quando il maccartismo infuriava durante la Guerra Fredda.

    The Ten Comandaments entra in quest’ultimo filone sostenendo attraverso il mito fondante di Mosè la legittimità dello Stato d’Israele, appena nato e già minacciato da più parti. Remake di un film sempre di De Mille ma di 30 anni prima narra su una  sceneggiatura traballante la vita del presunto autore del Pentateuco, i cinque libri detti anche dell’Esodo.

    De Mille si espone di persona nel film stesso comparendo in una presentazione dal sapore teatrale del film, affermando che nulla si sa della prima parte della vita di Mosè e che comunque alcuni scritti, oramai persi, accennano ad una sua vita alla corte del Faraone d’Egitto (forse un certo Seti). Nelle Scritture troviamo un fortunoso avvicinamento del bambino ebreo salvato dalle acque da un membro della famiglia reale con l’ambiente del faraone regnante. E basta. La sorellina del bambino viene convocata per trovare una balia al neonato. La bambina decenne torna a casa e invia a corte la madre naturale del bambino. Nella seconda parte del film troveremo la stessa bambina ringiovanita come sorella minore del profeta.

    Niente altro riferimento al Mosè principe d’Egitto. D’altra parte costumisti e truccatori avevano fatto fortuna con De Mille. Necessaria quindi almeno per la prima metà del film una messa in scena grandiosa e soprattutto lussuosa per solleticare con nuvole di trasparenti veli in nylon la metà maschile del numerosissimo pubblico di spettatori. Per le signore una altrettanto improbabile storia d’amore.

    Ancora vincolato alla tradizione delle riprese negli Studi di Hollywood, questa prima metà, abbondante di strutture architettoniche e nylon svolazzante diventa leggermente claustrofobico per gli spettatori.

    Ma l’attesa è per la seconda parte, piena degli effetti speciali consentiti all’epoca e di distese di deserto NON sconfinato (mancano solo 6 anni per le scene desertiche di Lawrence D’Arabia).  E la seconda parte arriva  con il Mar Rosso e il fuoco divino.

    E Chuck? Per trovarlo dopo il breve idillio iniziale occorrerebbe un bel bagno in acqua e sapone per liberarlo degli strati di fondotinta abbronzante e delle fitte barbe accuratamente colorate e pettinate.

    La sua voce si leva urlante e allo stesso tempo monocorde. Chi ha visto il film con l’originale audio inglese, inoltre, si sarà accorto della impostazione fortemente teatrale con il raddoppio delle consonanti all’inizio e al centro delle parole, come era uso sulla scena dei paesi anglofoni. Eppure solo pochi anni prima e sempre diretto da De Mille in “The Greatest show on hearth” la sua recitazione era così espressiva e realistica da far pensare ad un ignoto spettatore che si trattava davvero di un manager circense, “preso dalla strada” come si diceva in quei tempi, quando la cinematografia europea inseriva tra gli attori uomini e donne che facevano nella vita tutt’altro che recitare.

    So di esprimere un parere di minoranza e d’altra parte un attore di soli 32 anni, all’inizio della carriera, avrebbe mai osato rifiutare un’offerta di Cecil B. De Mille per una parte che, non facciamo trarci in inganno, non è quella principale. Il protagonista, contate i minuti di apparizione sullo schermo e quello delle battute, è invece il bravissimo Yul Brinner.

    Insomma per amor di logica, perché il potente Faraone non  si libera del petulante profeta? Forse perché come riportano le scritture Mosè non si presentò da solo alla corte del faraone, ma accompagnato dai capi delle varie tribù del popolo ebraico. Cresciuto a dismisura in numero in terra d’Egitto, un caso di sovrappopolazione, come per “Soylent Green” che avrebbe potuto dar luogo ad una feroce insubordinazione. Perché gli ebrei non erano schiavi. Erano migranti nei secoli filtrati in Egitto a seguito della fortunata carriera di uno di loro: Giuseppe, il casto Giuseppe e i suoi laboriosi fratelli. Come accade ancora oggi i migranti dovevano adattarsi ai lavori più umili e meno retribuiti. Ma alla schiavitù , no! >>      

      Maria Russo Dixon

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    Ce billet ne te plaira pas, comme ne l'aimeront pas un bon nombre d'habitués du blog, mais c'est exactement ce que je pense : "The Ten Commandments" est un film vraiment mauvais, la performance de Chuck est malheureuse et la direction de De Mille souffre trop du climat politique et historique de la première moitié des années 50 et de l'âge avancé qui maintenait le directeur encore attaché à un type de cinéma maintenant daté. La décision est de l'entrer dans le blog ou de l'oublier.

    << travaillant à mon doctorat de recherche, j'ai eu entre les mains un bon livre sur la relation entre la politique et le cinéma entre les années 30 et 50 du siècle dernier : "Seeing is believing" (Voir pour croire), qui souligne les différents moments dans lesquels le cinéma américain était peut-être inconsciemment (mais je ne le crois pas) tenu à soutenir la politique américaine dans certains moments historiques. C'est le film " Happy End " de Frank Capra, pendant la Grande Dépression et les invasions de la terre dans la science-fiction par des monstres déterminés à changer les consciences au début des années 1950 lorsque le maccarthysme faisait rage pendant la guerre froide.

    The Ten Commandments " entrent dans cette dernière veine, soutenant la légitimité de l'état d'Israël nouvellement créé et déjà menacé,  à travers le mythe fondateur de Moïse. Le remake d'un film de De Mille, mais 30 ans plus tôt, raconte sur un scénario bancal la vie de l'auteur supposé du Pentateuque, les cinq livres aussi appelés L'Exode.

    De Mille s'expose en personne dans le film en apparaissant dans une présentation d'un goût théâtral, en affirmant que rien n'est connu de la première partie de la vie de Moïse et de toute façon certains écrits perdus laissent supposer sa vie à la cour du Pharaon d'Egypte (peut-être un certain Séthi). Dans les Écritures, nous trouvons une approche chanceuse de l'enfant juif sauvé des eaux par un membre de la famille royale de l'environnement du pharaon au pouvoir. Et c'est tout. La petite soeur est convoquée pour trouver une nourrice. La fillette de dix ans rentre à la maison et la mère naturelle de l'enfant est envoyée à la Cour. Dans la deuxième partie du film, nous retrouverons la même fille rajeunie comme sœur cadette du prophète.

    Aucune autre référence à Moïse prince d'Egypte. D'un autre côté, les créateurs de costumes et les maquilleurs avaient fait fortune avec De Mille. Ainsi, au moins pour la première moitié du film, une mise en scène grandiose et surtout luxueuse est nécessaire pour émoustiller la moitié masculine de l'immense public de spectateurs avec des nuages de voiles de nylon transparents. Pour les dames, une histoire d'amour également improbable.

    Toujours attachée à la tradition du tournage dans les studios hollywoodiens, cette première moitié, riche en structures architecturales et en nylon flottant, devient légèrement claustrophobique pour les spectateurs.

    Mais l'attente est pour la deuxième partie, pleine d'effets spéciaux autorisés à l'époque et d'étendues désertiques sans limite (il ne manque que 6 ans avant les scènes de désert de Lawrence D'Arabie). Et la deuxième partie vient avec la Mer Rouge et le feu divin.

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    Et Chuck ? Pour le trouver après la petite romance initiale, il faudra un bon bain d'eau et de savon pour le libérer des couches de fond de teint bronzé et des barbes soigneusement colorées et peignées.

    Sa voix s'élève en hurlant et en même temps monotone. Ceux qui ont vu le film avec le son original anglais,  auront d'ailleurs remarqué le cadre fortement théâtral avec le doublement des consonnes au début et au centre des mots, comme cela étaient utilisé sur la scène des pays anglophones. Pourtant, quelques années auparavant et toujours dirigé par De Mille dans " The Greatest show on hearth " son jeu était si expressif et réaliste qu'il laissait penser à un spectateur lambda qu'il était vraiment un directeur de cirque "pris dans la rue" comme cela se faisait à cette époque, quand la cinématographie européenne incluait parmi les acteurs, des hommes et des femmes qui faisaient tout autre chose dans la vie, que d'être des comédiens. 

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    Je sais que je donne une opinion minoritaire et d'autre part,  un acteur âgé de seulement 32 ans, au début de sa carrière, n'aurait jamais osé refuser une offre de Cecil B. De Mille pour un rôle qui, ne soyons pas dupe, n'est pas le principal. Le protagoniste, en comptant les minutes d'apparition sur l'écran et des moments de battement, est à la place, le bon Yul Brynner.

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    En bref, pour des raisons de logique, pourquoi le puissant pharaon ne se débarrasse-t-il pas du prophète irritable ? Peut-être parce que, comme l'ont rapporté les Écritures, Moïse ne s'est pas présenté seul à la cour du Pharaon, mais accompagné des chefs des différentes tribus du peuple juif. Ils ont grandi en nombre sur la terre d'Egypte, un cas de surpopulation, comme dans " Soylent Green " qui aurait pu donner lieu à une insubordination féroce. Parce que les Juifs n'étaient pas des esclaves. Ils ont été des migrants dans les siècles passés en Egypte à la suite de la carrière réussie de l'un d'eux : Joseph, le chaste Joseph et ses frères travailleurs. Comme toujours aujourd'hui, les migrants doivent s'adapter aux emplois les plus humbles et les moins rémunérés. Mais à l'esclavage, non! >>

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