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LES BILLETS DE MARIA R-D. - Page 5

  • ANTOINE ET CLEOPATRE : REVE OU CAUCHEMAR D'UN GRAND ACTEUR ? - Billet N° 12

     

    Merci chère Maria, pour ce nouveau billet. Belle analyse d'un film que j'aime particulièrement. Comme tu le dis, il est à conserver dans la vidéothèque et à regarder avec le texte de Shakespeare devant soi.

     

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    "Si può dire che le vicende della realizzazione di "Antonio e Cleopatra" (distribuito in Italia con l'infelice titolo di "All'ombra delle Piramidi") si colleghino inevitabilmente agli eventi che per Chuck concludono gli anni '60, gli anni migliori per quanto riguarda la sua carriera di star di primo piano nel mondo di Hollywood. Tuttavia l'inizio della successiva decade vede il realizzarsi di un sogno che aveva coltivato forse dal suo debutto teatrale, quando a Broadway si era affacciato alle scene con un ruolo minore, quello di Proculeio, in una compagnia teatrale di tutto rispetto segnata dalla presenza di una grande attrice come Kathrine Cornell e in una delle ultime tragedie di William Shakespeare. Anthony and Cleopatra. Il personaggio di Antonio è un cavallo di battaglia per il nostro attore. Nel 1950 David Bradley, il regista che lo aveva scoperto nel 1941 chiamandolo ad essere il protagonista di una realizzazione cinematografica di "Peer Gynt", si rivolge di nuovo a lui prossimo a debuttare anche sullo schermo con "Dark City", affidandogli il personaggio del giovane e spavaldo Antonio in una versione cinematografica del "Giulio Cesare" basato sulla tragedia shakespeariana omonima. Di nuovo si tratta di un film sperimentale, girato anche questo "en plein air" fuori dagli studi cinematografici o "sound stages", come vengono definiti. Le architetture pseudo-classiche di Chicago vengono trasformate nella Roma degli ultimi anni della Repubblica. Anche questo tentativo ha un suo pubblico, limitato, di fans, ma ha anche una certa fama. Lo si può ritrovare per intero oggi su "YouTube". Il pezzo forte della tragedia, il monologo "Friends, Romans, countrymen", secondo per fama solo al "to be or not to be" di Amleto, è recitato con grande forza da Chuck, cercando di limitare gli eccessi retorici. Tuttavia il sogno di Chuck rimane il sequel, potremmo chiamarlo oggi, del "Giulio Cesare" in cui Antonio da accorto e carismatico politico che trascina i cittadini romani a schierarsi contro Bruto si trasforma in un declinante Antonio, condotto alla rovina da un amore disperato per una donna che è già un mito per i suoi contemporanei, Cleopatra, regina di un magico Egitto. Certo, Chuck avrebbe potuto soddisfare il suo desiderio con una messa in scena teatrale della tragedia, ma lui è convinto che il testo sia una sorta di sceneggiatura cinematografica, scritta secoli prima dell'avvento del cinema. Si mette all'opera quindi per trarre dalle pagine di Shakespeare uno script adatto al mezzo cinematografico, senza variare nemmeno un verso, solo accorpando alcune scene e limando la lunghezza di altre. Quale attore anglosassone avrebbe l'animo di mettere le mani sulle parole del poeta di Stratford? Il cinema però è fatto anche e soprattutto di immagini e nel lungo periodo di pre-produzione, quando Chuck cerca finanziamenti per l'impresa e location non troppo dispendiose per girare il "suo" film, a Roma ha l'occasione di vedere il "Satyricon" di Federico Fellini. Di nuovo lo stile cinematografico europeo lo seduce: da The Actor's life 2 marzo 1970 " Abbiamo visto stasera quello che io penso possa essere considerato come un film importante (SATYRICON). Fellini è qualcosa pari ad un genio, appare chiaro... l'unico uomo nel cinema che ho pensato potesse essere definito in questo modo dai tempi di Welles, il film è come un sogno, un sogno sgradito, ma con una componente onirica davvero emozionante, sia per la geografia che per la cronologia, come anche per l'atmosfera e il ritmo della messa-in-scena. Inoltre la componente scenica e l'uso della macchina da presa sono qualcosa da tenere a mente". Siamo nel 1970 e il sogno dovrà attendere ancora due anni per potersi realizzare. Difficile il periodo di pre-produzione con la ricerca dei capitali, ma difficile anche per la ricerca del cast perfetto. Chuck vuole che il film sia una resa cinematografica fedele e quindi sceglie di riportare il testo nella forma in versi, il "blank verse" elisabettiano, che può essere apprezzato solo in lingua inglese e che per questo stesso motivo limita la platea ai solo spettatori anglofoni. Per gli altri, doppiato nelle varie lingue nazionali, sarà una delle tante edizioni del dramma di amore e morte tra l'Egiziana e il Romano. Un paragone debole rispetto alla ricchissima "Cleopatra " con Liz Taylor. E comunque quando Chuck si era rivolto proprio a Welles per chiederne la disponibilità, aveva ricevuto una risposta dura ma onesta. " Senza una Cleopatra eccezionale , non ci può essere un "Antonio e Cleopatra" eccezionale". Chuck pensa prima ad Ann Bancroft, che ben conosce dai suoi debutti televisivi e reduce da un gran successo con "IL Laureato", ma la definisce "Troppo Americana". Poi rivolge la sua attenzione ad Irene Papas, professionalmente un'ottima scelta , ma la Papas è impegnata e comunque non è bellissima, non per i criteri estetici di Hollywood. Tuttavia la Cleopatra del testo è una donna di 40 anni e per due volte viene riportata questa annotazione nel dramma di Shakespeare. Infine, molti dei finanziatori e dei possibili registi non si entusiasmano per il progetto. Bene, dopo aver personalmente cercato i fondi per un film a budget medio (è molto probabile che una parte di quei fondi venga dalle sue tasche) il nostro eroe si tuffa nell'avventura, decidendo di essere regista di se stesso. Non raggiungerà la bellezza del Satyricon se non in alcuni momenti, come nelle due scene che vedono insieme i membri del triumvirato, Antonio, Ottaviano e Lepido, quella del combattimento gladiatorio e l'altra sul galeone di Pompeo. Soprattutto quest'ultima risente dell'influenza felliniana e specificatamente dell'ispirazione per una dimensione onirica suggerita dalla la visione del Satyricon. Chi l'avrebbe mai detto che Charlton Heston si sarebbe tanto avvicinato ad una visione surrealista dell'arte cinematografica come quella di Fellini? Purtroppo il film, anche nella sua versione in lingua originale, pecca per una scelta non oculata di una Cleopatra per niente eccezionale, né per bellezza né per bravura. Il budget limitato porta inoltre a qualche compromesso, come l'uso per la battaglia di Azio di spezzoni di pellicola della battaglia navale di "Ben Hur", ben riconoscibili, nonostante i miracoli del montaggio. Rimane comunque una gran prova di coraggio per Chuck. Solo vent'anni dopo Kenneth Branagh avrà la determinazione di credere in una versione cinematografica di alcuni testi shakespeariani, aprendosi la strada prima con le commedie, poi gettandosi nell' "Amleto" in cui Chuck darà l'ennesima prova della sua arte nei panni del Capocomico della compagnia di attori chiamata ad Elsinore. Certo nel "suo" film risulterà un Antonio strepitoso, ma il film avrà una circolazione molto limitata e sarà sfigurato dai doppiaggi nelle varie lingue nazionali. E' comunque un film da tenere nella propria cineteca e magari vederlo con davanti la traduzione del dramma che William Shakespeare dedicò ai disperati amanti del mondo antico."

    AUTEURE : Maria Russo Dixon

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    "On peut dire que les événements de la création de" Antoine et Cléopâtre "(distribué en Italie avec le titre malheureux de " A l'ombre des Pyramides ") étaient  connectés à ceux qui, inévitablement pour Chuck, concluent les années 60, les meilleures années en ce qui concerne sa carrière comme star de premier plan à Hollywood.

    Cependant, le début de la décade suivante voit la réalisation d'un rêve qu'il avait peut-être cultivé dès son début théâtral, quand à Broadway il s'était montré sur scène avec un rôle plus petit, celui de Proculeio, dans une compagnie théâtrale respectable surtout marquée par la présence d'une grande actrice comme Katharine Cornell et en une des dernières tragédies de William Shakespeare " Antoine et Cléopâtre ".

    Le personnage d'Antoine est un cheval de bataille pour notre acteur. En 1950, David Bradley, le réalisateur qui l'avait découvert en 1941 en l'appelant pour être le protagoniste d'une production cinématographique de " Peer Gynt ", se tourne vers lui de nouveau au moment où il débute à l'écran dans "Dark City", et lui confie le personnage du jeune et audacieux Antoine dans une version cinématographique de "Jules César" basée sur la tragédie homonyme de Shakespeare.

    Encore une fois cela est un film expérimental, tourné en "plein air"  en dehors des studios de cinémas ou "sound stages " comme ils sont définis. L'architecture pseudo-classique de Chicago est transformée en ville de Rome au cours des dernières années de la République. Cette tentative a  son propre public de fans, limité,  mais a aussi une certaine réputation.

    On peut aujourd'hui le retrouver entièrement sur "YouTube". Le point fort de la tragédie, le monologue " Friends, Romans, countrymen ", deuxième pour la réputation face au " to be or not to be " de " Hamlet, " est récité avec grande force par Chuck, qui tente de limiter les excès de rhétorique.

    (Charlton Heston speech de Marc Antoine dans  " JULES CESAR " 1950 film de David Bradley)

     

    Cependant reste la suite du rêve de Chuck, aujourd'hui nous pourrions l'appeler le "Jules César" dans lequel Marc Antoine homme politique avisé et charismatique entraîne les Romains citadins à se ranger contre Brutus et se transforme en un Marc Antoine déclinant, qui est conduit à la ruine par un amour désespéré pour une femme qui est déjà une légende pour ses contemporains, Cléopâtre, reine d'une Egypte magique.

    Bien sûr, Chuck pourrait satisfaire son désir avec une mise en scène théâtrale de la tragédie, mais il est convaincu que le texte est une sorte de scénario, écrit des siècles avant l'avènement du cinéma. Puis il se met au travail pour tirer des pages de Shakespeare, un script adapté au milieu du cinéma, sans changer même un verset, seulement en combinant certaines scènes et en limant  la longueur des autres.

    Quel acteur anglo-saxon aurait eu l'âme de mettre les mains sur les mots du poète de Stratford ? Le cinéma cependant est aussi fait surtout d'images et dans la longue période de pré-production, quand Chuck cherche les financements pour l'entreprise et un lieu pas trop dispendieux pour tourner "son" film, à Rome il a l'occasion de voir le "Satyricon" de Federico Fellini.

    Le style cinématographique européen le séduit de nouveau : Extrait de "The Actor's life "  : "ce soir 2 mars 1970 - Nous avons vu ce que je suppose doit être considéré comme un film important  (satyricon). Fellini est quelque chose comme un génie, il semble clair ... Le seul homme dans le cinéma  que j'ai pensé appeler comme cela depuis Welles. Son film est comme un rêve ... plutôt  un peu désagréable, mais avec une qualité mêlée de rêve, à la fois en géographie et en chronologie, ainsi que la sensation et le tempo de la pièce. Sur la conception et le travail de la caméra, c'est quelque chose à retenir."

    Nous sommes en 1970 et il faudra encore attendre deux ans pour que le rêve puisse se réaliser. Période difficile de pré-production avec la recherche de capitaux, mais aussi difficile pour la recherche du casting parfait. Chuck veut que le film soit un rendu fidèle cinématographique et il choisit ensuite de reporter le texte dans la forme en vers, le "verset blank" (1) elisabethain, qui peut être apprécié seulement en langue anglaise et que pour ce même motif, limite l'audience aux seuls  spectateurs anglophones. Pour les autres, doublé dans les langues nationales différentes, il sera une des nombreuses éditions du drame d'amour et mort entre l'Egyptienne et le Romain.

    Une comparaison faible par rapport au riche " Cléopâtre " avec Liz Taylor. Et de toute façon quand Chuck s'était adressé vraiment à Welles pour en demander la disponibilité,  il avait reçu une réponse difficile, mais honnête : "Sans une Cléopâtre exceptionnelle, il ne peut y avoir un" Antoine et Cléopâtre "exceptionnel".

    Chuck pense en premier à Ann Bancroft, qu'il connaît bien depuis  ses débuts à la télévision et rescapée d'un grand succès avec " Le Lauréat ", mais il la définit "Trop Américaine."  Puis il tourne son attention vers Irène Papas, professionnellement un excellent choix, mais la Papas est engagée et elle n'est pas très belle de toute façon, pas pour les critères esthétiques de Hollywood.

    Cependant la Cléopâtre du texte est une femme de 40 ans et par deux fois cette annotation est rapportée dans le drame de Shakespeare. Finalement, beaucoup de bailleurs de fonds et des réalisateurs possibles ne s'enthousiasment pas pour le projet.

    Eh bien, après le financement personnellement recherché pour un film à budget moyen (il est très probable que certains de ces fonds proviennent de ses poches) notre héros plonge, en décidant d'être le réalisateur lui-même. Il ne réalisera pas  la beauté de Satyricon, sauf dans certains moments, comme dans les deux scènes où l'on voit ensemble les membres du triumvirat, Antoine, Octave et Lépido, celle des combats de gladiateurs et l'autre sur le galion de Pompée. Cette dernière affectée de l'influence surtout fellinienne et spécifiquement de l'inspiration pour une dimension onirique suggérée par la vision du Satyricon.

    Qui aurait pensé que Charlton Heston serait beaucoup plus proche d'une vision surréaliste de l'art cinématographique comme celle de Fellini ? Malheureusement, le film, même dans sa version en langue originale, pèche  par le choix pas malin d'une Cléopâtre en rien exceptionnelle, que ce soit pour la beauté ou la bravoure.

    Le budget conduit également à un compromis, comme l'utilisation de la bataille d'Actium et des extraits de films de la bataille navale de "Ben Hur", facilement reconnaissables, malgré les miracles du montage. C'est encore beaucoup de courage pour Chuck. Seulement,  vingt ans plus tard, Kenneth Branagh a la volonté de croire en une version cinématographique de certains textes de Shakespeare, ouvrant la voie d'abord avec des comédies, puis en les jetant dans '' Hamlet », où Chuck donnera une énième preuve de son art en endossant le rôle du directeur de la troupe  d'acteurs appelés à  Elseneur.

    Certes, dans "son" film, il restera un Antoine retentissant, mais le film aura un tirage très limité et sera défiguré par les doublages dans les différentes langues nationales. C'est encore un film pour garder dans sa vidéothèque et peut-être le voir avec devant soi, la traduction du drame que William Shakespeare dédia aux amoureux désespérés du monde antique. "

    AUTEURE : Maria Russo Dixon

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    1 - "verset blank" : est la poésie écrite avec des lignes métriques mais non rimés régulières, presque toujours en pentamètre iambique . Il a été décrit comme «probablement la forme la plus courante et influente que la poésie anglaise a pris depuis le 16ème siècle"  et Paul Fussell a estimé que "environ les trois quarts de toute la poésie anglaise est en vers blancs. (REF : WIKIPEDIA)

     

     

  • " JE NE SUIS PAS LE CHAINON MANQUANT "...... PAR MARIA RUSSO - BILLET N° 11

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    " NON SONO L'ANELLO MANCANTE !"

    "I AM NOT THE MISSING LINK !" 1965 / 1968. Gli anni difficili. La citazione darwiniana si trova nel cuore del più polare dei film di Chuck dopo Ben Hur: "Il Pianeta delle Scimmie" L'astronauta Taylor la scrive durante il Processo intentato alla dottoressa Zira e all'archeologo Cornelius per affermare la sua natura umana in un mondo alla rovescia, dove le scimmie dominano su una inselvatichita razza umana. Girato nel 1967 il film è messo in circolazione nel 1968, l'anno cruciale della rivolta dei giovani contro le generazioni che li hanno preceduti. Ma è dal 1965 che Chuck vive la sua di rivolta contro un sistema che tende a stereotipare e limitare la sua arte.il tutto comincia con una profonda delusione per l'accoglienza che critica e pubblico riserva a quello che l'attore considera il suo film "perfetto", almeno sino a quel momento. "Il Tormento e l'estasi" è considerato nelle pagine del diario come il suo film migliore. Perfetta la sceneggiatura, perfetta la storia e, senza falsa modestia, perfetta la sua interpretazione. Si chiede Chuck che cosa non ha funzionato e si da una risposta. Michelangelo è troppo lontano da Mosè, da Giuda Ben Hur , da Rodrigo Diaz de Bivar "El Cid". Lontano perfino dal Matt Lewis di "55 giorni a Pechino" . Non è il personaggio connotato da una estrema fisicità. non è l'eroe dei film a grandi budget e del superomismo degli eroi. Il film è nato da una combinazione perfetta di cast, di regia e di intima partecipazione dell'attore alla spiritualità del protagonista congiunta ad una profonda umanità. Si può ripetere il miracolo, anche se non apprezzato dalle platee? Chuck ritiene di avere sino a quel momento lasciata mano libera al complesso industriale hollywoodiano che comunque non gli ha garantito quella libertà di scelta implicita nella volontà di superare i vincoli degli Studi e delle grandi case di produzione rifiutati già al momento del suo debutto. Da ora si farà padrone di se stesso e della sua arte, operando scelte indipendenti e cercando i finanziatori e i collaboratori per ciascuna impresa cinematografica. Purtroppo a partire dal " War Lord" altre delusioni attendono Chuck. Dal '65 al '67 " Will Penny" e "Number One" si rivelano altrettante cocenti delusioni, sino a far traballare la sua autostima. Il western riceve critiche lusinghiere, ma ha scarso successo al botteghino. Peggio ancora "Number One" per cui la produzione decide di limitare la circolazione solo agli Stati Uniti, ritenendo che a parte la non eccelsa qualità del film il soggetto non sembra adatto a platee europee. Due altre avventure cinematografiche sembrano oscillare tra il successo nei paesi anglofoni, come è il caso di "Khartum", e il discreto apprezzamento di "Counterpoint" in Europa. E questo sembra confermare la difficoltà di ottenere risultati apprezzabili con quei film che derivano da scelte indipendenti. Simile il discorso sui costi di produzione dei film che seguono "Il Tormento e l'estasi". Il tempo delle costosissime produzioni è finito. Il cinema europeo con film a bassi costi e, bisogna dire, molta creatività, attrae non solo gli Academy Awards, ma anche gli spettatori statunitensi. Dal Diario: " Domenica 27 gennaio 1963. Con Lydia ho visto "Divorzio all'italiana "; è un film divertente e amaro. Potrebbe l'economia cinematografica degli USA produrre un film così piccolo? Ne dubito. Filmato qui , temo che gli incassi mondali di quest'ottimo film non potrebbero ripagare nemmeno la pellicola usata per girarlo" Anche il mondo degli affetti subisce un duro colpo. Dopo due crisi cardiache il Primo settembre 1966 muore Russell Carter, il padre amato e miracolosamente ritrovato. Per anni punto di riferimento e sostegno di un figlio che ancora soffre per i ricordi di un'infanzia infelice. Un lato confortante può essere la nomina a Presidente del SAG, Screen Actors Guild. E il ruolo pubblico che Lyndon Johnson gli affida come rappresentante degli USA nel mondo delle arti ma anche della politica e della lotta alla povertà. Così sono da leggere le due visite al fronte in Vietnam e la missione in Nigeria. Ancora, proprio dalle riflessioni su "Divorzio all'italiana" nasce l'idea per una fondazione che celebri e protegga la cinematografia americana, vista come una forma d'arte tipica di quel paese. E' il primo accenno alla costituzione dell'American Film Institute e sempre il Presidente Johnson affida a Chuck la partecipazione in seguito la dirigenza del National Endowment for Arts, l'organismo che controlla i finanziamenti statali per progetti nell'ambito artistico. E poi all'improvviso nel 1968 l'enorme successo di PLANET OF THE APES. Girato in meno circa due mesi, con un budget non straordinario, uscito in contemporanea con "2001. Odissea nello spazio" , le scimmie , protagoniste del romanzo di Pierre Boulle, invadono gli schermi di tutto il mondo e entrano nell'immaginario di milioni di spettatori. Anche questa era un'idea dell'ormai totalmente indipendente Charlton Heston. benedetta Serendipity, perché mentre lavora tra gorilla e scimpanzé capita nelle mani di Chuck un libro con uno strano titolo: "Make room, make room". Sarà un altro straordinario successo. " Soylent Green"."

    Cambiato il soggetto del mio ultimo “billet”. Ho letto che avresti avuto piacere di sapere qualcosa di più e di più intimo tratto da “The Actor’s Life”, dunque ecco il  racconto degli anni della crisi, tra il 1965 e il 1968. E’ una conseguenza del problema se il cinema sia più arte o più industria. E a volte non è possibile far convivere il lato artistico con quello industriale. L’art ou l’argent? . E’ questo il problema. Lo era anche per Michelangelo che non riuscì mai a farsi pagare interamente quanto gli era dovuto da Giulio II  né dai suoi discendenti, la famiglia Della Rovere che non mancava di “argent”.

     

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    " I AM NOT THE MISSING LINK "

    « Je ne suis pas le maillon manquant ". 1965 /1968. Les années difficiles.  La citation Darwinienne  est au cœur du plus populaire film de Chuck après Ben Hur : " Planet of the Apes ". L 'astronaute Taylor l'écrit au cours du procès intenté aux archéologues  Dr Zira et Cornelius  pour affirmer sa nature humaine dans un monde bouleversé, où les singes règnent sur une race humaine sauvage.

    Tourné en 1967, le film est mis en circulation en 1968, l'année charnière de la révolte des jeunes contre les générations qui les ont précédés. Mais c'est en 1965 que Chuck vit sa révolte contre un système qui tend à stéréotyper et limiter son art.

    Tout commence avec une profonde déception causée par les critiques et l'accueil réservé du public à ce que l'acteur considère comme son film «parfait», au moins jusqu'à ce moment-là. "L'agonie et l'extase" est considéré dans les pages de son  journal comme son meilleur film. Perfection du scénario, l'histoire parfaite et, sans fausse modestie, son interprétation parfaite.

    Chuck se demande ce qui n'a pas fonctionné et comme réponse : Michel-Ange est trop loin de Moïse, Judah Ben Hur, Rodrigo Diaz de Bivar "El Cid". Même loin de Matt Lewis de «55 jours de Pékin". Ce n'est pas le personnage caractérisé par une matérialité extrême. Ce n'est pas le héros ni le superman des films à grands budgets. Le film est né d'une combinaison parfaite de la distribution, réalisateur et intime participation de l'acteur dans la spiritualité du principal protagoniste jointe à une humanité profonde. Pouvez-vous répéter le miracle, même s'il n'est pas populaire auprès du public?

    Chuck croit à ce moment qu'il a jusqu'ici laissé les mains libres aux complexes industriels Hollywoodiens qui ne lui ont pas de toute façon, garanti cette liberté de choix implicite dans la volonté de dépasser les liens des Etudes et des grandes maisons de production, déjà rejetés au moment de ses débuts.

    A présent, il va maîtriser lui-même son art, en opérant des choix indépendants et recherchant  des bailleurs de fonds et des collaborateurs pour chaque entreprise cinématographique.

    Malheureusement, à partir de " War Lord ",  encore plus de déceptions attendent Chuck. De '65 à '67  "Will Penny " et "Number One " vont révéler beaucoup de déceptions amères, jusqu'à perdre l'estime de soi. Le western reçoit beaucoup d'éloges, mais a peu de succès au box-office. Pire " Number One " pour lequel la production décide de limiter la sortie seulement aux États-Unis, estimant que, hormis l'excellente qualité du film,  le sujet ne semble pas approprié pour le public européen. 

     

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    Deux autres aventures cinématographiques semblent osciller entre le succès dans les pays anglo-saxons, comme c'est le cas avec " Khartoum ", et l'appréciation discrète  pour " Counterpoint " en Europe. Et cela semble confirmer la difficulté d'obtenir de bons résultats avec ces films qui découlent de choix indépendants. Comme le discours sur les coûts des films qui suivent la production  de " L'extase et l'agonie." Le temps des productions coûteuses est terminé. Le cinéma européen,  avec des films et des coûts faibles, il faut le dire, avec beaucoup de créativité, attire non seulement la cérémonie des Oscars, mais aussi les spectateurs américains.

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    De son Journal : Dimanche 27 janvier1963. " Avec  Lydia j'ai vu "Divorce à l'Italienne "; c'est un film amusant et amer. Est-ce que l'économie cinématographique des USA pourrait produire un si petit film ? J'en doute. Filmé ici, je crains que les recettes tirées de ce film ne puissent même pas rembourser le montant de la pellicule utilisée pour cette excellente entreprise, ainsi le monde des émotions en prend un dur coup."

    Après deux attaques cardiaques le premier Septembre 1966, Russell Carter meurt, le père aimé et miraculeusement retrouvé. Pendant des années, un point de repère et une référence de soutien pour un fils qui souffre encore des souvenirs d'une enfance malheureuse.

    Un côté réconfortant peut-être,  la nomination en tant que président de la " SAG " (la Screen Actors Guild),  et le rôle public que Lyndon Johnson lui a confié en tant que représentant des Etats-Unis dans les arts, mais aussi dans la politique et dans la lutte contre la pauvreté.

    Puis viennent les deux visites sur le front du Vietnam et la mission au Nigeria.

    Pourtant, dès les réflexions sur " Divorce à l'italienne ",  il voit l'idée d'une fondation qui célèbre et protège le cinéma américain, considéré comme une forme d'art typique de ce pays. «La première allusion à la constitution de " l'American Film Institute " (AFI) et le président Johnson qui peut toujours compter sur la participation de Chuck,  suit la direction de la National Endowment for the Arts " NEA ", l'organisme qui surveille le financement de l'Etat pour des projets artistiques.

    Et puis soudain en 1968 l'énorme succès de LA PLANETE DES SINGES. Tourné en moins de deux mois, avec un budget pas extraordinaire, sorti en même temps que  "2001 A Space Odyssey ", les singes, les protagonistes du roman de Pierre Boulle, envahissent les écrans du monde entier et entrent dans  l'imagination de millions de spectateurs. Bien que cette idée soit totalement indépendante de l'entreprise Charlton Heston.

    " Serendipity bénie ", parce que tout en travaillant entre les gorilles et les chimpanzés, un livre avec un titre étrange,  tombe entre les  mains de Chuck : « Make room ! make room ! ". Ce sera un autre grand succès : "Soylent Green. "

    Alors nous pourrions conclure cette histoire de la crise entre 1965 et 1968 en disant que c'est une conséquence de savoir si le cinéma est plus un Art ou une industrie. Et parfois, il est impossible de combiner le côté artistique avec l'industriel. Art OU argent ? . C'est le problème !!!

    Ce fut cela aussi pour Michel-Ange, qui n'a jamais réussi à se faire payer entièrement de ce qui lui était dû par Jules II ni par ses descendants, la famille Della Rovere qui ne manquait pas " d'argent".

     

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  • L'EXTASE ET L'AGONIE (1965) - BILLET N° 10

     Cette semaine j'ai traduit le billet de Maria qui nous offre une analyse sur le film "L'EXTASE ET L'AGONIE".

    Merci chère Maria.

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    Ho sempre pensato che il personaggio di Michelangelo sia un autentico capolavoro di interpretazione da parte di Charlton Heston. Ho la fortuna di poter seguire il film nella sua lingua originale e apprezzare molte cose che forse vanno perdute in un doppiaggio in un'altra lingua e con un'altra voce. Chuck invece snocciola le sue battute senza retorica, in alcuni momenti a bassa voce. In fondo è un ex-apprendista del Ghirlandaio che la benevolenza dei Medici ha portato alla ribalta di Firenze.
    Ma cominciamo dall'inizio. Il film ha avuto una lunghissima preparazione. Mentre Chuck iniziava alla possibile realizzazione di "Warlord" e reduce dalla marcia per i diritti civili nell'agosto del 1963 gli giunse la proposta di incarnare il genio italiano. Ne fu lusingato naturalmente, ma avanti a lui si ponevano i lunghi mesi (autentico tormento con relativamente poca estasi) di "Major Dundee". La preparazione per Michelangelo fu straordinariamente tranquilla e priva delle traversie tra scelta del regista e continue elaborazioni della sceneggiatura, al contrario delle precedenti e successive imprese cinematografiche. La scelta di Carol Reed, il regista del "Terzo Uomo", fu particolarmente felice, anche se Chuck , venendo da esperienze di una conduzione più severa per un personaggio di tale levatura, provò una continua incertezza per il continuo apprezzamento che Reed mostrava per lui. L'unico problema sembrava la possibile rivalità con il co-protagonista Rex Harrison. entrambi gli attori avevano ricevuto pochi anni prima un Oscar. Entrambi venivano da un grande successo di pubblico (Harrison dall'indimenticabile "my Fair Lady"). In termini di sceneggiatura lo spazio scenico di Giulio II , Papa, guerriero, diplomatico, intellettuale, appare più ampio di quello di Michelangelo, ristretto ai tormenti di sequenze abbastanza ripetitive mentre, ridotto a una larva d'uomo, (avete notato come in certe scene cerchi addirittura di ridurre il suo corpo ad una statura più vicina a quella del Fiorentino?) dipinge l'immensa volta della Sistina.
    Dunque il film offre, oltre ad altri punti prestigiosi, anche un duello di attori? Sembra. Ma non lo è. Rex Harrison segue con bravura e competenze le sue battute. Chuck le sue, minori di numero e di enfasi, le vive.
    Nel suo diario, mentre si avvicina il momento di dar vita all'artista fiorentino, Chuck si documenta, riflette, legge, non solo il libro di Irving Stone, ma anche altro materiale. In particolare una biografia di Giovanni Papini, uno scrittore italiano degli anni '20 e '30 che cerca di riportare alla luce l'nteriorità spirituale dell'artista. Michelangelo partecipò alle inquietudini religiose del suo tempo. In piena maturità si avvicinò ai circoli riformisti che portavano anche in Italia le idee di Lutero e di Calvino. Lo stesso soggetto della volta ne è testimone, rappresentando gli eventi biblici della Genesi. Chuck per l'intera sua vita ha frequentato le comunità religiose a cui sceglieva di appartenere e spesso ha partecipato ai servizi domenicali con sermoni a beneficio delle comunità. Ma la volta ha un legame profondo anche con il Nuovo testamento e l'evoluzione del Cristianesimo. fanno cornice alle scene bibliche i Profeti, e sembra logico, ma anche le Sibille. E queste ci riportano alla temperie dell'Umanesimo e del Rinascimento. Ci sono due momenti particolarmente toccanti nel film, da una parte la confessione della omosessualità a Contessina. Dall'altra la difesa che Michelangelo fa dei suoi personaggi, la cui nudità scandalizza alcuni Cardinali e rallegra altri sostenitori della rivisitazione del mondo classico. Della antica e gloriosa Grecia. Michelangelo reagisce con forza a questa critica. Tra i Greci e il Rinascimento c'è la profondità del pensiero cristiano e la sofferenza del Crocifisso.
    In queste due scene Chuck è particolarmente convincente. Non è certamente l'uomo Heston sostenitore dell'omosessualità. Ma basta leggere il suo diario, più che l'autobiografia del 1996 per comprendere come l' artista in fondo deve creare intorno a sé un cerchio che lo separi dalla vita quotidiana e si rinchiuda nella sua solitudine. 
    Ancora una riflessione. Chuck ha disegnato e dipinto per gran parte della sua vita. Guardate con attenzione la naturalezza dei suoi gesti quando applica il colore, la credibilità di quei movimenti fluidi e potenti allo stesso tempo. Non è un attore che finge di dipingere. E' un pittore che usa la sua arte a beneficio dell'attore.
    Anche quindi quelle scene così statiche apparentemente prive di azione sono un capolavoro di comunicazione con lo spettatore. E forse il duello dei due attori non finisce in parità. D'altra parte Rex Harrison non è mai stato Papa.

     

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    J'ai toujours pensé que le personnage de Michel-Ange était un authentique chef-d'œuvre par l'interprétation de Charlton Heston. Je suis chanceuse d'être en mesure de suivre le film dans sa langue d'origine et apprécie beaucoup de choses qui sont peut-être perdues dans un doublage, dans une autre langue et une autre voix.

    Au lieu d'hoqueter, Chuck donne ses répliques sans rhétorique, parfois tranquillement. A la base, Michelangelo est un ancien apprenti de Ghirlandaio que la bienveillance des Médicis a mis en évidence à Florence.

    Mais commençons par le début. Le film a eu une longue préparation. Alors que Chuck a commencé la possible réalisation de "War lord",  qu'il est sorti de la marche pour les droits civiques d'août 1963,  il reçoit la proposition d'incarner le génie italien. Il était flatté bien sûr, mais avant cela il y avait les longs mois de " Major Dundee "(tourment réel avec relativement peu d'extase).

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    La préparation pour Michel-Ange fut extraordinairement tranquille et dépourvue d'adversité entre choix du metteur en scène et l'élaboration continue du scénario, au contraire des entreprises cinématographiques précédentes et suivantes. Le choix de Carol Reed, le directeur du «troisième homme», était particulièrement heureux, bien que Chuck, venant d'expériences de directions plus difficiles pour un personnage d'une telle envergure, ressentit  une incertitude persistante à propos de l'appréciation constante qu'avait Reed à son égard .

    Le seul problème qui semblait possible était la rivalité avec la co-star Rex Harrison. les deux acteurs avaient reçu quelques années aupavant un Oscar. Tous deux ont eu un grand succès (Harrison par l'inoubliable "My Fair Lady").

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    En termes de scénario, l'espace scénique de Jules II, pape, guerrier, diplomate, intellectuel, apparaît plus important que celui de Michel-Ange limité aux tourments de séquences assez répétitives après tout, réduit au fantôme d'un homme, (avez-vous remarqué comment, dans certains scènes, il essaie même de réduire son corps à une stature plus proche de celle du Florentin ?) lorsqu'il  représente l'immense voûte de la Chapelle Sixtine. Ainsi, il semblerait  que le film propose, en plus d'autres points prestigieux, également un duel d'acteurs...

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    Mais ce n'est pas cela. Rex Harrison suit avec compétence et habileté, ses scènes. Chuck les siennes, moins nombreuses et importantes, les vit. Dans son journal, il se souvient du temps qu'il a passé pour donner vie à l'artiste florentin. Chuck se documente, réfléchit, lit non seulement le livre d'Irving Stone, mais aussi d'autres œuvres. En particulier, une biographie de Giovanni Papini, un écrivain italien des années 20 et 30, qui cherche à mettre en lumière la spiritualité intérieure de l'artiste. Michel-Ange a pris part aux préoccupations religieuses de son temps. En pleine maturité, il est venu à des cercles réformistes qui portaient même en Italie les idées de Luther et de Calvin.

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    Le même sujet de la voûte en est témoin, ce qui représente les événements bibliques de la Genèse. Chuck durant toute sa vie, a assisté à des communautés religieuses auxquelles il avait choisi d'appartenir et souvent prit part aux services du dimanche avec des sermons au profit des communautés. Mais le temps a un lien profond aussi avec le Nouveau Testament et l'évolution du christianisme. il encadre les scènes bibliques les prophètes, et cela semble logique, mais aussi Sibyllique .

    Et cela nous amène au climat de l'Humanisme et de la Renaissance. Il y a deux moments particulièrement touchants dans le film, d'une part, la confession de l'homosexualité à la Comtesse, et à travers la défense que fait Michel-Ange de ses personnages, dont la nudité a offensé certains cardinaux et a réjoui d'autres partisans de la révision du monde classique, l'ancienne et glorieuse Grèce.

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    Michelangelo réagit fortement à cette critique. Entre les Grecs et la Renaissance il y a la profondeur de la pensée chrétienne et la souffrance du Christ. Chuck dans ces deux scènes est particulièrement convaincant. Il n'est certainement pas l'homme Heston,  défenseur de l'homosexualité.

    Mais il suffit de lire son journal, plus que l'autobiographie de 1996, pour comprendre comment l'artiste au fond, a besoin de créer autour de lui  un cercle qui le sépare de la vie quotidienne pour être enfermé dans sa solitude.

    Encore une réflexion : Chuck a dessiné et peint durant une grande partie de sa vie. Vous regardez avec attention le naturel de ses gestes quand il applique la couleur,  la crédibilité de ses mouvements fluides et puissants en même temps. Ce n'est pas un acteur qui feint de peindre.

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    C'est un peintre qui utilise son art au profit de l'acteur. de sorte que même ces scènes si statiques,  apparemment dépourvues d'action sont un chef-d'œuvre de communication avec le spectateur. Et peut-être le duel des deux acteurs ne se termine pas par un match nul. D'autre part Rex Harrison n'a jamais été " pape ".

    Ecrit par Maria Russo Dixon

    Traduit par France Darnell

     

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  • MARIA RESUME LE FILM " RUA ALGUEM 5555 " - Billet N° 9

    "Ho visto di nuovo "Rua Alguem 5555" e per chi ha difficoltà a seguire il film nella versione originale in inglese, come appare su You Tube, cerco di narrare la trama con la massima fedeltà possibile. Una breve nota. Il film è stato prodotto dal Governo Italiano, dal Governo Brasiliano e dal Governo Ungherese. E' stato girato in Brasile (Manaus) Italia (Torino) e Polonia. Tranne Murray Abrahams non ci sono altri attori anglofoni. tranne Charlton Heston che dà una grande ed ultima prova artistica, in un inglese dal forte accento tedesco. Rua Alguem 5555 Herman Mengele riceve una lettera da suo padre che lo invita a visitarlo in Brasile. Gli raccomanda la massima discrezione, viaggiando con passaporto falso, creandosi un alibi per i giorni lontano dalla Germania e spargendo false notizie. Il giovane chiede consiglio alle autorità tedesche e gli vengono consegnati documenti con una falsa identità. In un flashback vediamo l'infanzia di Herman. Per la famiglia il padre è un soldato disperso in Russia. Ma il bambino non comprende il motivo dell'ostilità degli insegnanti, che non osano pronunciare il suo nome, e dei compagni di scuola, mentre uno zio emigrato in Argentina mantiene con lui contatti epistolari e affettivi. Al suo quindicesimo compleanno la madre, attraverso un membro della famiglia, gli comunica la verità. Ormai adulto quindi Herman decide di conoscere suo padre e di ottenere da lui l'ammissione dei suoi misfatti. Siamo nel 1976 e Herman parte per Rio de Janeiro, amici fidati del padre lo portano in una favela nei sobborghi di Manaus. Un rapido salto in avanti e ritroviamo Herman 8 anni dopo il primo viaggio che assiste alla esumazione delle ossa di un supposto Mengele morto annegato nel 1980. Una folla di sopravvissuti e discendenti delle vittime dell'Olocausto lo attende davanti all'albergo definendolo assassino e figlio di assassino e dimostrando di non credere alla morte di Joseph Mengele. Lo attende anche un legale rappresentante degli ebrei sopravvissuti che dovrà, in caso di morte certa dell'assassino, chiedere risarcimenti alla nazione tedesca. Ritorniamo al 1976 e assistiamo al primo incontro tra padre e figlio. Herman non riesce a trovare in sé affetto per quel vecchio malato e autoritario e nei giorni che trascorrono insieme cercherà più volte di far ammettere al vecchio Joseph la gravità delle sue colpe. Deve decidersi se tradire o proteggere un padre ritrovato ma non amato. Da parte sua il dottor Mengele crede di poter stabilire con il figlio rapporti affettivi e gli propone di trasferirsi per sempre in Brasile nella casa che sta facendo costruire. Difronte all'insensibilità paterna Herman sembra propendere per il tradimento. Si reca a Manaus con l'intento di denunciare Joseph Mengele alla polizia brasiliana. Qui incontra un suo vecchio compagno di scuola e le certezze sembrano vacillare. L'amico, venuto a conoscenza dell'indirizzo di Mengele, lo fotografa mentre il giovane Herman smaltisce un attacco di febbre a Manaus. Guarito, decide di ritornare a Rua Alguem e parte con il padre per un viaggio nella foresta amazonica. Il dottor Mengele approfitta di questo momento di confidenza per convincerlo che il principio della sopravvivenza del più forte sia alla base dell'Olocausto. Herman perde ogni controllo e abbandona il padre per far ritorno in Germania. Avanziamo negli anni, poiché la vicenda è il risultato della confessione di Herman all'avvocato rappresentante degli israeliti. Herman è quasi sicuro che i resti dissepolti siano proprio quelli di suo padre. L'Avvocato espone alcune coincidenze che farebbero dubitare di ciò. Con una telefonata, però, l'Istituto di Medicina legale di Rio non da una sentenza definitiva, ma ammette che ci sono alcune probabilità che i resti siano quelli del dottor Mengele. Niente è certo se non che Herman abiura infine il padre e cambia definitivamente la sua identità. Ma può il Male Assoluto sparire dalla coscienza degli uomini? Ora una domanda . Perché Fraser e Holly Heston non hanno mai parlato di questo film?"

     

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    "J'ai de nouveau vu "Rua Alguem 5555" et pour ceux qui ont des difficultés à suivre le film dans la version originale en anglais, comme il apparaît sur You Tube, je tâche de raconter la trame avec la meilleure fidélité possible. Une note brève.

    Le film a été produit par le gouvernement italien, par le gouvernement brésilien et le Gouvernement hongrois. Il a été tourné au Brésil (Manaus) Italie (Turin) et en Pologne.

    Excepté Murray Abrahams,  il n'y a pas d'autres acteurs anglophones, sauf Charlton Heston qui donne une grande et dernière preuve artistique, dans un anglais avec un fort accent allemand.

    Herman Mengele reçoit une lettre de son père, qui l'a invité à lui rendre visite au Brésil, Rua Alguem 5555.

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    Il lui recommande le maximum de discrétion, en voyageant avec un faux passeport, en créant un alibi pour les jours loin de l'Allemagne et en répandant de fausses nouvelles. Le jeune homme demande conseil aux autorités allemandes qui lui remettent des documents  avec une fausse identité. Dans un flash-back nous voyons l'enfance de Herman. Pour la famille, le père est un soldat disparu en Russie. Mais l'enfant ne comprend pas le motif de l'hostilité des professeurs qui n'osent pas prononcer son nom, et des camarades d'école, pendant qu'un oncle émigré en Argentine maintient avec lui un contact épistolaire et affectif. A son quinzième anniversaire sa mère lui dit la vérité par l'intermédiaire d'un membre de la famille.

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    Maintenant Herman devenu adulte décide de rencontrer son père et d'obtenir de lui l'aveu de ses méfaits. Nous sommes en 1976 et Herman part pour  Rio de Janeiro, où des amis proches de son père l'emmènent  dans un bidonville à la périphérie de Manaus.

    Un saut rapide en avant et nous retrouvons Herman 8 ans après le premier voyage qui assiste  à l'exhumation des os d'un supposé Mengele mort noyé en 1980. Une foule de survivants et descendants des victimes de l'holocauste  l'attend devant l'hôtel en le traitant d'assassin et fils d'assassin et en criant de ne pas croire à la mort de Joseph Mengele.

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    Un représentant juridique des juifs survivants l'attend aussi  parce qu'il devra, en cas de mort certaine de l'assassin, demander des indemnisations à la nation allemande. Nous revenons en 1976 et nous assistons à la première rencontre entre père et fils.

    Herman ne peut pas éprouver d'affection pour ce vieillard malade, autoritaire et durant les jours qu'ils passent ensemble, il  va essayer plusieurs fois de faire admettre au vieux Joseph la gravité de ses fautes. Il doit décider de trahir ou de protéger lui-même ce père qu'il n'aime pas. Pour sa part, le Dr Mengele croit qu'il peut établir des relations affectives avec son fils et lui a demandé de venir s'installer au Brésil dans la maison qu'il construit.

    Devant l'insensibilité paternelle,  Herman semble pencher pour la trahison. Il se rend à Manaus avec le but de dénoncer Joseph Mengele à la police brésilienne. Il rencontre un vieil ami d'école et ses certitudes semblent vaciller . L'ami, qui est venu pour savoir ce que devient Mengele, le photographie pendant que le jeune Herman est pris d'un accès de fièvre à Manaus.

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    Guéri, il a décidé de revenir à Rua Alguem et part avec son père pour un voyage dans la forêt amazonienne. Le Dr. Mengele profite de ce moment de confiance pour le convaincre que le principe de la survie du plus fort est la base de l'Holocauste. Herman perd tout contrôle et abandonne son père pour retourner en Allemagne.

    Nous avançons dans le temps, car l'histoire est le résultat de la confession d'Herman à l'avocat représentant les Israélites.

    Herman est presque certain que les restes exhumés sont précisément ceux de son père. L'avocat expose quelques coïncidences qui en feraient douter. Cependant,  avec un appel téléphonique, l'Institut de médecine légale de Rio ne prend pas de décision finale, mais il admet qu'il y a des chances que les restes soient ceux du Dr Mengele.

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    Rien n'est certain, sauf que Herman abjure enfin son père et change enfin son identité. Mais est-ce que le Mal absolu peut disparaître de la conscience des hommes ?

     

    Maintenant, une question. Pourquoi Fraser et Holly Heston n'ont jamais

    parlé de ce film? "

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  • LA CHANCE OU LE DESTIN : " SERENDIPITY " - Billet N° 8

    Aujourd'hui,  j'ai traduit le huitième billet de Maria. Une explication intéressante sur un mot utilisé par Charlton Heston :  " SERENDIPITY " qui signifie " Chance ou Destin ".

    De même, Maria nous offre une réflexion sur le dernier film tourné par Chuck " MY FATHER " et je dois dire, bien que possédant ce film, je n'en connais pas les dialogues puisqu'il n'existe pas de version française. La version que je possède est Tchèque. Ce que nous dit Maria apporte un éclairage qui mérite toute notre attention car nous pouvons, sans risque de nous tromper, rendre un hommage à Chuck pour son courage et sa force de caractère afin de  mener jusqu'au bout et, malgré la maladie, son dernier film qui est en quelque sorte son testament pour nous tous et ceux qui le découvriront si tant est qu'un jour, ce film soit enfin distribué dans le monde et dans toutes les langues.

    Merci Maria pour tout cela.

    NB : Actuellement, le film est introuvable sur tous les sites marchands et même EBay.

    Mais vous pouvez le visionner sur le blog que je consacre aux films de Chuck.

     

    http://eternelcharltonheston.blogspirit.com/archive/2015/10/06/my-father-rua-alguem-5555-2002-3070868.html

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    Il caso o il destino. O, come diceva Chuck, "SERENDIPITY". E' stato il caso o il destino a far sì che mentre stavo riflettendo su un mio commento a proposito dell'ultimo film di Charlton Heston, quel film perduto o innominabile "Rua Alguem 5555" in inglese appunto "My Father" ho trovato l'orazione funebre di Fraser per suo padre. Brava France, bravissima. Ancora una volta dimostri tutto il coraggio di vivere che ti distingue. Come distingueva il Nostro. 
    Ho riascoltato l'intervista rilasciata dal regista italiano che lo ha diretto in quel film. Aveva spedito il copione di "My Father" ad alcuni vecchi leoni di Hollywood ed anche a Chuck, pur essendo a conoscenza della pubblica dichiarazione sul male che ne stava erodendo la vita. Ma come dirà nella sua ultima intervista "What can't be cured, must be endured". E coraggiosamente accetta la proposta dello sconosciuto regista e parte per il Brasile, dove lavorerà per un ruolo veramente ingrato, quello dell'anziano dottor Joseph Mengele che cerca disperatamente di recuperare l'affetto di suo figlio. Lavorerà per tre mesi fuori dagli studi cinematografici, in una favela, priva di acqua corrente, con 40 gradi di temperatura e il 90% di umidità. E la consapevolezza di avere addosso un male incurabile. 
    Ma che sfida dare l'addio alle scene impersonando quello che si può considerare come l'emblema del Male Assoluto! Il torturatore di bambini. Il medico infame che crea il dolore e ne osserva il procedere verso l'annientamento dell'essere umano. E sapendo che non ci saranno prove d'appello. Quello è il suo ultimo contatto con il suo pubblico, quel pubblico che penava tanto a distaccare da sé. Non è certo il magico Prospero della "Tempesta" che i suoi spettatori vedranno sullo schermo. E' un vecchio aspro e sofferente. Solo e desolato. Che implora il figlio affinché mostri almeno un barlume di affetto o forse anche meno, di solidarietà umana. Ma sa che non lo avrà perché non ne è degno.
    Indimenticabile la scena muta del figlio che punta un' arma contro il padre, disteso sulla nuda terra, e poi rivolge la stessa arma contro se stesso. Senza avere il coraggio né di uccidere chi non ritiene sia degno di vivere, né di uccidersi se non vede per sé alcun motivo di continuare a vivere.
    Al di là di ogni abilità fisica o spirituale, accettare quel ruolo, in quel film dimostra un coraggio sovrumano. Offrire alla macchina da presa il corpo disfatto dal male, quel corpo che per tanti anni ha curato perché davvero diventasse lo strumento della sua arte. Ma in fondo quel corpo lo ha servito, come un efficace strumento dell'anima, proprio sino alla fine. E' un peccato davvero che "My father" presentato tra polemiche e lodi al Festival di Berlino nel 2006 non abbia avuto circolazione. Lo si può rintracciare a pezzi su You Tube, invito tutti a farlo anche se la sua visione non può che causare infinito dolore, più dell'infelice capitolo di Michael Moore, pensando che se Charlton Heston ha voluto concludere la sua vita e la sua carriera portando sullo schermo il Male Assoluto, forse temeva che noi e le generazioni dopo di noi ce ne dimenticassimo di Joseph Mengele.

     Un'altra strana eccezione. Ricordo nel 1962 una intervista in cui affermava che non avrebbe mai girato un film fuori degli USA o di un paese di lingua inglese e soprattutto con una troupe non americana. Lo aveva già dimostrato nel 1958 quando aveva rifiutato una proposta di Vittorio De Sica, all'epoca già vincitore di 2 Oscar, uno per "Sciuscià" e uno per "Ladri di biciclette" ( altri 2 sarebbero arrivati dopo per "Ieri, oggi e domani", 1963 e "Il Giardino dei Finzi-Contini, primi anni '70). A De Sica preferì in quella occasione un ruolo non di primo piano nel "Grande Paese" e la mano direttoriale di William Wyler. Di lì a pochi mesi sarebbe partito per Roma, per la grande avventura di Ben Hur.
     SERENDIPITY

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    La chance ou le destin. Ou, comme le dit Chuck : "serendipity ". Ce fut le hasard ou le destin d'assurer que, comme je réfléchissais à mon commentaire sur le dernier film de Charlton Heston, le film perdu ou inavouable "Rua Alguem 5555" en anglais précisément "My Father", je découvre l' éloge de Fraser pour les funérailles de son père. Bon France, très bon. Cela prouve encore une fois tout le courage de la vie qui vous distingue, comme cela distinguait notre Chuck.


     J'ai écouté l'interview donnée par le réalisateur italien qui l'a dirigé dans le film. Il avait envoyé le script de " MY FATHER " à quelques vieux lions de Hollywood et aussi à Chuck, tout en étant conscient de la déclaration publique sur le mal qui a érodé sa vie. Mais comme Chuck le dit dans sa dernière interview " Ce qui ne peut être guéri, doit être enduré." Et il accepte courageusement la proposition du directeur inconnu et se déplace au Brésil, où il va travailler pour un rôle vraiment ingrat, le vieux Dr Joseph Mengele qui essaie désespérément de récupérer l'affection de son fils. Il travaillera pendant trois mois à partir des studios de cinéma, dans un bidonville, dépourvu d'eau courante, avec 40 degrés de température et 90% d'humidité, et ayant conscience d'avoir une maladie incurable.

     Mais quel défi de dire adieu à la scène en personnifiant celui qui peut être considéré comme l'emblème Absolu du Mal ! Le bourreau d'enfants. Le médecin infâme qui crée la douleur et se penche sur les progrès accomplis vers l'anéantissement humain, et sachant qu'il n'y aura pas de rappel.

    C'est son dernier contact avec son public, ce public dont il avait tant de mal à se détacher. Ce n'est certainement pas la magie de Prospero de "LA TEMPETE" que ses spectateurs verront à l'écran. C'est un vieux amer et en souffrance, solitaire et désolé qui implore son fils pour qu'il lui montre au moins une lueur d'affection ou peut-être au moins, de la solidarité humaine ; mais il sait qu'il ne l'aura pas parce qu'il n'en est pas digne.

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    Inoubliable la scène muette du fils pointant une arme contre son père, gisant nu sur le sol, puis retourne la même arme sur lui-même  sans oser, soit tuer celui qu'il ne croit pas être digne de vivre, ou de se tuer lui-même s'il ne se trouve pas une raison de continuer à vivre.

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     Au-delà des capacités physiques ou intellectuelles d'accepter ce rôle dans le film, il démontre un courage surhumain. Offrir a la caméra son  corps défait par le mal, ce corps qu'il avait entretenu durant de nombreuses années, car il était vraiment devenu l'instrument de son art. Mais fondamentalement, ce corps lui a servi comme un instrument efficace de l'âme, jusqu'à la fin.

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    C'est vraiment une honte que « MY FATHER » présenté entre polémiques et éloges en 2006 au Festival du Film de Berlin n'ait pas été distribué. On peut retrouver des extraits sur You Tube, que je vous invite tous à regarder même si sa vision ne peut causer que de la douleur sans fin, plus que  le chapitre malheureux de Michael Moore, en pensant que si Charlton Heston voulait conclure sa vie et sa carrière en portant  à l'écran le Mal absolu, c'est que peut-être il craignait  que nous et les générations après nous, oublions qui était Joseph Mengele.


     Une autre exception bizarre. Je me souviens d'une interview en 1962, dans laquelle il déclarait qu'il ne ferait jamais un film en dehors des États-Unis ou d'un pays anglophone et surtout pas avec une équipe non-américaine. Il l'avait déjà démontré en 1958 quand il avait refusé une proposition de Vittorio De Sica, qui déjà à cette époque avait remporté deux Oscars, un pour " Scuscia " et un pour " Le Voleur de bicyclette " (2 de plus arriveront plus tard pour "Hier, aujourd'hui et demain ", 1963, et " le Jardin des Finzi-Contini ", début des années 70).

     Plutôt que de Sica, il  choisit à cette occasion un rôle de premier plan dans  " Big Country " et le savoir-faire du réalisateur William Wyler. Quelques mois après  il partirait pour Rome, pour la grande aventure de " BEN HUR."
     SERENDIPITY !

     

    Maria Russo Dixon