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LES BILLETS DE MARIA R-D. - Page 5

  • " JE NE SUIS PAS LE CHAINON MANQUANT "...... PAR MARIA RUSSO - BILLET N° 11

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    " NON SONO L'ANELLO MANCANTE !"

    "I AM NOT THE MISSING LINK !" 1965 / 1968. Gli anni difficili. La citazione darwiniana si trova nel cuore del più polare dei film di Chuck dopo Ben Hur: "Il Pianeta delle Scimmie" L'astronauta Taylor la scrive durante il Processo intentato alla dottoressa Zira e all'archeologo Cornelius per affermare la sua natura umana in un mondo alla rovescia, dove le scimmie dominano su una inselvatichita razza umana. Girato nel 1967 il film è messo in circolazione nel 1968, l'anno cruciale della rivolta dei giovani contro le generazioni che li hanno preceduti. Ma è dal 1965 che Chuck vive la sua di rivolta contro un sistema che tende a stereotipare e limitare la sua arte.il tutto comincia con una profonda delusione per l'accoglienza che critica e pubblico riserva a quello che l'attore considera il suo film "perfetto", almeno sino a quel momento. "Il Tormento e l'estasi" è considerato nelle pagine del diario come il suo film migliore. Perfetta la sceneggiatura, perfetta la storia e, senza falsa modestia, perfetta la sua interpretazione. Si chiede Chuck che cosa non ha funzionato e si da una risposta. Michelangelo è troppo lontano da Mosè, da Giuda Ben Hur , da Rodrigo Diaz de Bivar "El Cid". Lontano perfino dal Matt Lewis di "55 giorni a Pechino" . Non è il personaggio connotato da una estrema fisicità. non è l'eroe dei film a grandi budget e del superomismo degli eroi. Il film è nato da una combinazione perfetta di cast, di regia e di intima partecipazione dell'attore alla spiritualità del protagonista congiunta ad una profonda umanità. Si può ripetere il miracolo, anche se non apprezzato dalle platee? Chuck ritiene di avere sino a quel momento lasciata mano libera al complesso industriale hollywoodiano che comunque non gli ha garantito quella libertà di scelta implicita nella volontà di superare i vincoli degli Studi e delle grandi case di produzione rifiutati già al momento del suo debutto. Da ora si farà padrone di se stesso e della sua arte, operando scelte indipendenti e cercando i finanziatori e i collaboratori per ciascuna impresa cinematografica. Purtroppo a partire dal " War Lord" altre delusioni attendono Chuck. Dal '65 al '67 " Will Penny" e "Number One" si rivelano altrettante cocenti delusioni, sino a far traballare la sua autostima. Il western riceve critiche lusinghiere, ma ha scarso successo al botteghino. Peggio ancora "Number One" per cui la produzione decide di limitare la circolazione solo agli Stati Uniti, ritenendo che a parte la non eccelsa qualità del film il soggetto non sembra adatto a platee europee. Due altre avventure cinematografiche sembrano oscillare tra il successo nei paesi anglofoni, come è il caso di "Khartum", e il discreto apprezzamento di "Counterpoint" in Europa. E questo sembra confermare la difficoltà di ottenere risultati apprezzabili con quei film che derivano da scelte indipendenti. Simile il discorso sui costi di produzione dei film che seguono "Il Tormento e l'estasi". Il tempo delle costosissime produzioni è finito. Il cinema europeo con film a bassi costi e, bisogna dire, molta creatività, attrae non solo gli Academy Awards, ma anche gli spettatori statunitensi. Dal Diario: " Domenica 27 gennaio 1963. Con Lydia ho visto "Divorzio all'italiana "; è un film divertente e amaro. Potrebbe l'economia cinematografica degli USA produrre un film così piccolo? Ne dubito. Filmato qui , temo che gli incassi mondali di quest'ottimo film non potrebbero ripagare nemmeno la pellicola usata per girarlo" Anche il mondo degli affetti subisce un duro colpo. Dopo due crisi cardiache il Primo settembre 1966 muore Russell Carter, il padre amato e miracolosamente ritrovato. Per anni punto di riferimento e sostegno di un figlio che ancora soffre per i ricordi di un'infanzia infelice. Un lato confortante può essere la nomina a Presidente del SAG, Screen Actors Guild. E il ruolo pubblico che Lyndon Johnson gli affida come rappresentante degli USA nel mondo delle arti ma anche della politica e della lotta alla povertà. Così sono da leggere le due visite al fronte in Vietnam e la missione in Nigeria. Ancora, proprio dalle riflessioni su "Divorzio all'italiana" nasce l'idea per una fondazione che celebri e protegga la cinematografia americana, vista come una forma d'arte tipica di quel paese. E' il primo accenno alla costituzione dell'American Film Institute e sempre il Presidente Johnson affida a Chuck la partecipazione in seguito la dirigenza del National Endowment for Arts, l'organismo che controlla i finanziamenti statali per progetti nell'ambito artistico. E poi all'improvviso nel 1968 l'enorme successo di PLANET OF THE APES. Girato in meno circa due mesi, con un budget non straordinario, uscito in contemporanea con "2001. Odissea nello spazio" , le scimmie , protagoniste del romanzo di Pierre Boulle, invadono gli schermi di tutto il mondo e entrano nell'immaginario di milioni di spettatori. Anche questa era un'idea dell'ormai totalmente indipendente Charlton Heston. benedetta Serendipity, perché mentre lavora tra gorilla e scimpanzé capita nelle mani di Chuck un libro con uno strano titolo: "Make room, make room". Sarà un altro straordinario successo. " Soylent Green"."

    Cambiato il soggetto del mio ultimo “billet”. Ho letto che avresti avuto piacere di sapere qualcosa di più e di più intimo tratto da “The Actor’s Life”, dunque ecco il  racconto degli anni della crisi, tra il 1965 e il 1968. E’ una conseguenza del problema se il cinema sia più arte o più industria. E a volte non è possibile far convivere il lato artistico con quello industriale. L’art ou l’argent? . E’ questo il problema. Lo era anche per Michelangelo che non riuscì mai a farsi pagare interamente quanto gli era dovuto da Giulio II  né dai suoi discendenti, la famiglia Della Rovere che non mancava di “argent”.

     

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    " I AM NOT THE MISSING LINK "

    « Je ne suis pas le maillon manquant ". 1965 /1968. Les années difficiles.  La citation Darwinienne  est au cœur du plus populaire film de Chuck après Ben Hur : " Planet of the Apes ". L 'astronaute Taylor l'écrit au cours du procès intenté aux archéologues  Dr Zira et Cornelius  pour affirmer sa nature humaine dans un monde bouleversé, où les singes règnent sur une race humaine sauvage.

    Tourné en 1967, le film est mis en circulation en 1968, l'année charnière de la révolte des jeunes contre les générations qui les ont précédés. Mais c'est en 1965 que Chuck vit sa révolte contre un système qui tend à stéréotyper et limiter son art.

    Tout commence avec une profonde déception causée par les critiques et l'accueil réservé du public à ce que l'acteur considère comme son film «parfait», au moins jusqu'à ce moment-là. "L'agonie et l'extase" est considéré dans les pages de son  journal comme son meilleur film. Perfection du scénario, l'histoire parfaite et, sans fausse modestie, son interprétation parfaite.

    Chuck se demande ce qui n'a pas fonctionné et comme réponse : Michel-Ange est trop loin de Moïse, Judah Ben Hur, Rodrigo Diaz de Bivar "El Cid". Même loin de Matt Lewis de «55 jours de Pékin". Ce n'est pas le personnage caractérisé par une matérialité extrême. Ce n'est pas le héros ni le superman des films à grands budgets. Le film est né d'une combinaison parfaite de la distribution, réalisateur et intime participation de l'acteur dans la spiritualité du principal protagoniste jointe à une humanité profonde. Pouvez-vous répéter le miracle, même s'il n'est pas populaire auprès du public?

    Chuck croit à ce moment qu'il a jusqu'ici laissé les mains libres aux complexes industriels Hollywoodiens qui ne lui ont pas de toute façon, garanti cette liberté de choix implicite dans la volonté de dépasser les liens des Etudes et des grandes maisons de production, déjà rejetés au moment de ses débuts.

    A présent, il va maîtriser lui-même son art, en opérant des choix indépendants et recherchant  des bailleurs de fonds et des collaborateurs pour chaque entreprise cinématographique.

    Malheureusement, à partir de " War Lord ",  encore plus de déceptions attendent Chuck. De '65 à '67  "Will Penny " et "Number One " vont révéler beaucoup de déceptions amères, jusqu'à perdre l'estime de soi. Le western reçoit beaucoup d'éloges, mais a peu de succès au box-office. Pire " Number One " pour lequel la production décide de limiter la sortie seulement aux États-Unis, estimant que, hormis l'excellente qualité du film,  le sujet ne semble pas approprié pour le public européen. 

     

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    Deux autres aventures cinématographiques semblent osciller entre le succès dans les pays anglo-saxons, comme c'est le cas avec " Khartoum ", et l'appréciation discrète  pour " Counterpoint " en Europe. Et cela semble confirmer la difficulté d'obtenir de bons résultats avec ces films qui découlent de choix indépendants. Comme le discours sur les coûts des films qui suivent la production  de " L'extase et l'agonie." Le temps des productions coûteuses est terminé. Le cinéma européen,  avec des films et des coûts faibles, il faut le dire, avec beaucoup de créativité, attire non seulement la cérémonie des Oscars, mais aussi les spectateurs américains.

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    De son Journal : Dimanche 27 janvier1963. " Avec  Lydia j'ai vu "Divorce à l'Italienne "; c'est un film amusant et amer. Est-ce que l'économie cinématographique des USA pourrait produire un si petit film ? J'en doute. Filmé ici, je crains que les recettes tirées de ce film ne puissent même pas rembourser le montant de la pellicule utilisée pour cette excellente entreprise, ainsi le monde des émotions en prend un dur coup."

    Après deux attaques cardiaques le premier Septembre 1966, Russell Carter meurt, le père aimé et miraculeusement retrouvé. Pendant des années, un point de repère et une référence de soutien pour un fils qui souffre encore des souvenirs d'une enfance malheureuse.

    Un côté réconfortant peut-être,  la nomination en tant que président de la " SAG " (la Screen Actors Guild),  et le rôle public que Lyndon Johnson lui a confié en tant que représentant des Etats-Unis dans les arts, mais aussi dans la politique et dans la lutte contre la pauvreté.

    Puis viennent les deux visites sur le front du Vietnam et la mission au Nigeria.

    Pourtant, dès les réflexions sur " Divorce à l'italienne ",  il voit l'idée d'une fondation qui célèbre et protège le cinéma américain, considéré comme une forme d'art typique de ce pays. «La première allusion à la constitution de " l'American Film Institute " (AFI) et le président Johnson qui peut toujours compter sur la participation de Chuck,  suit la direction de la National Endowment for the Arts " NEA ", l'organisme qui surveille le financement de l'Etat pour des projets artistiques.

    Et puis soudain en 1968 l'énorme succès de LA PLANETE DES SINGES. Tourné en moins de deux mois, avec un budget pas extraordinaire, sorti en même temps que  "2001 A Space Odyssey ", les singes, les protagonistes du roman de Pierre Boulle, envahissent les écrans du monde entier et entrent dans  l'imagination de millions de spectateurs. Bien que cette idée soit totalement indépendante de l'entreprise Charlton Heston.

    " Serendipity bénie ", parce que tout en travaillant entre les gorilles et les chimpanzés, un livre avec un titre étrange,  tombe entre les  mains de Chuck : « Make room ! make room ! ". Ce sera un autre grand succès : "Soylent Green. "

    Alors nous pourrions conclure cette histoire de la crise entre 1965 et 1968 en disant que c'est une conséquence de savoir si le cinéma est plus un Art ou une industrie. Et parfois, il est impossible de combiner le côté artistique avec l'industriel. Art OU argent ? . C'est le problème !!!

    Ce fut cela aussi pour Michel-Ange, qui n'a jamais réussi à se faire payer entièrement de ce qui lui était dû par Jules II ni par ses descendants, la famille Della Rovere qui ne manquait pas " d'argent".

     

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  • L'EXTASE ET L'AGONIE (1965) - BILLET N° 10

     Cette semaine j'ai traduit le billet de Maria qui nous offre une analyse sur le film "L'EXTASE ET L'AGONIE".

    Merci chère Maria.

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    Ho sempre pensato che il personaggio di Michelangelo sia un autentico capolavoro di interpretazione da parte di Charlton Heston. Ho la fortuna di poter seguire il film nella sua lingua originale e apprezzare molte cose che forse vanno perdute in un doppiaggio in un'altra lingua e con un'altra voce. Chuck invece snocciola le sue battute senza retorica, in alcuni momenti a bassa voce. In fondo è un ex-apprendista del Ghirlandaio che la benevolenza dei Medici ha portato alla ribalta di Firenze.
    Ma cominciamo dall'inizio. Il film ha avuto una lunghissima preparazione. Mentre Chuck iniziava alla possibile realizzazione di "Warlord" e reduce dalla marcia per i diritti civili nell'agosto del 1963 gli giunse la proposta di incarnare il genio italiano. Ne fu lusingato naturalmente, ma avanti a lui si ponevano i lunghi mesi (autentico tormento con relativamente poca estasi) di "Major Dundee". La preparazione per Michelangelo fu straordinariamente tranquilla e priva delle traversie tra scelta del regista e continue elaborazioni della sceneggiatura, al contrario delle precedenti e successive imprese cinematografiche. La scelta di Carol Reed, il regista del "Terzo Uomo", fu particolarmente felice, anche se Chuck , venendo da esperienze di una conduzione più severa per un personaggio di tale levatura, provò una continua incertezza per il continuo apprezzamento che Reed mostrava per lui. L'unico problema sembrava la possibile rivalità con il co-protagonista Rex Harrison. entrambi gli attori avevano ricevuto pochi anni prima un Oscar. Entrambi venivano da un grande successo di pubblico (Harrison dall'indimenticabile "my Fair Lady"). In termini di sceneggiatura lo spazio scenico di Giulio II , Papa, guerriero, diplomatico, intellettuale, appare più ampio di quello di Michelangelo, ristretto ai tormenti di sequenze abbastanza ripetitive mentre, ridotto a una larva d'uomo, (avete notato come in certe scene cerchi addirittura di ridurre il suo corpo ad una statura più vicina a quella del Fiorentino?) dipinge l'immensa volta della Sistina.
    Dunque il film offre, oltre ad altri punti prestigiosi, anche un duello di attori? Sembra. Ma non lo è. Rex Harrison segue con bravura e competenze le sue battute. Chuck le sue, minori di numero e di enfasi, le vive.
    Nel suo diario, mentre si avvicina il momento di dar vita all'artista fiorentino, Chuck si documenta, riflette, legge, non solo il libro di Irving Stone, ma anche altro materiale. In particolare una biografia di Giovanni Papini, uno scrittore italiano degli anni '20 e '30 che cerca di riportare alla luce l'nteriorità spirituale dell'artista. Michelangelo partecipò alle inquietudini religiose del suo tempo. In piena maturità si avvicinò ai circoli riformisti che portavano anche in Italia le idee di Lutero e di Calvino. Lo stesso soggetto della volta ne è testimone, rappresentando gli eventi biblici della Genesi. Chuck per l'intera sua vita ha frequentato le comunità religiose a cui sceglieva di appartenere e spesso ha partecipato ai servizi domenicali con sermoni a beneficio delle comunità. Ma la volta ha un legame profondo anche con il Nuovo testamento e l'evoluzione del Cristianesimo. fanno cornice alle scene bibliche i Profeti, e sembra logico, ma anche le Sibille. E queste ci riportano alla temperie dell'Umanesimo e del Rinascimento. Ci sono due momenti particolarmente toccanti nel film, da una parte la confessione della omosessualità a Contessina. Dall'altra la difesa che Michelangelo fa dei suoi personaggi, la cui nudità scandalizza alcuni Cardinali e rallegra altri sostenitori della rivisitazione del mondo classico. Della antica e gloriosa Grecia. Michelangelo reagisce con forza a questa critica. Tra i Greci e il Rinascimento c'è la profondità del pensiero cristiano e la sofferenza del Crocifisso.
    In queste due scene Chuck è particolarmente convincente. Non è certamente l'uomo Heston sostenitore dell'omosessualità. Ma basta leggere il suo diario, più che l'autobiografia del 1996 per comprendere come l' artista in fondo deve creare intorno a sé un cerchio che lo separi dalla vita quotidiana e si rinchiuda nella sua solitudine. 
    Ancora una riflessione. Chuck ha disegnato e dipinto per gran parte della sua vita. Guardate con attenzione la naturalezza dei suoi gesti quando applica il colore, la credibilità di quei movimenti fluidi e potenti allo stesso tempo. Non è un attore che finge di dipingere. E' un pittore che usa la sua arte a beneficio dell'attore.
    Anche quindi quelle scene così statiche apparentemente prive di azione sono un capolavoro di comunicazione con lo spettatore. E forse il duello dei due attori non finisce in parità. D'altra parte Rex Harrison non è mai stato Papa.

     

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    J'ai toujours pensé que le personnage de Michel-Ange était un authentique chef-d'œuvre par l'interprétation de Charlton Heston. Je suis chanceuse d'être en mesure de suivre le film dans sa langue d'origine et apprécie beaucoup de choses qui sont peut-être perdues dans un doublage, dans une autre langue et une autre voix.

    Au lieu d'hoqueter, Chuck donne ses répliques sans rhétorique, parfois tranquillement. A la base, Michelangelo est un ancien apprenti de Ghirlandaio que la bienveillance des Médicis a mis en évidence à Florence.

    Mais commençons par le début. Le film a eu une longue préparation. Alors que Chuck a commencé la possible réalisation de "War lord",  qu'il est sorti de la marche pour les droits civiques d'août 1963,  il reçoit la proposition d'incarner le génie italien. Il était flatté bien sûr, mais avant cela il y avait les longs mois de " Major Dundee "(tourment réel avec relativement peu d'extase).

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    La préparation pour Michel-Ange fut extraordinairement tranquille et dépourvue d'adversité entre choix du metteur en scène et l'élaboration continue du scénario, au contraire des entreprises cinématographiques précédentes et suivantes. Le choix de Carol Reed, le directeur du «troisième homme», était particulièrement heureux, bien que Chuck, venant d'expériences de directions plus difficiles pour un personnage d'une telle envergure, ressentit  une incertitude persistante à propos de l'appréciation constante qu'avait Reed à son égard .

    Le seul problème qui semblait possible était la rivalité avec la co-star Rex Harrison. les deux acteurs avaient reçu quelques années aupavant un Oscar. Tous deux ont eu un grand succès (Harrison par l'inoubliable "My Fair Lady").

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    En termes de scénario, l'espace scénique de Jules II, pape, guerrier, diplomate, intellectuel, apparaît plus important que celui de Michel-Ange limité aux tourments de séquences assez répétitives après tout, réduit au fantôme d'un homme, (avez-vous remarqué comment, dans certains scènes, il essaie même de réduire son corps à une stature plus proche de celle du Florentin ?) lorsqu'il  représente l'immense voûte de la Chapelle Sixtine. Ainsi, il semblerait  que le film propose, en plus d'autres points prestigieux, également un duel d'acteurs...

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    Mais ce n'est pas cela. Rex Harrison suit avec compétence et habileté, ses scènes. Chuck les siennes, moins nombreuses et importantes, les vit. Dans son journal, il se souvient du temps qu'il a passé pour donner vie à l'artiste florentin. Chuck se documente, réfléchit, lit non seulement le livre d'Irving Stone, mais aussi d'autres œuvres. En particulier, une biographie de Giovanni Papini, un écrivain italien des années 20 et 30, qui cherche à mettre en lumière la spiritualité intérieure de l'artiste. Michel-Ange a pris part aux préoccupations religieuses de son temps. En pleine maturité, il est venu à des cercles réformistes qui portaient même en Italie les idées de Luther et de Calvin.

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    Le même sujet de la voûte en est témoin, ce qui représente les événements bibliques de la Genèse. Chuck durant toute sa vie, a assisté à des communautés religieuses auxquelles il avait choisi d'appartenir et souvent prit part aux services du dimanche avec des sermons au profit des communautés. Mais le temps a un lien profond aussi avec le Nouveau Testament et l'évolution du christianisme. il encadre les scènes bibliques les prophètes, et cela semble logique, mais aussi Sibyllique .

    Et cela nous amène au climat de l'Humanisme et de la Renaissance. Il y a deux moments particulièrement touchants dans le film, d'une part, la confession de l'homosexualité à la Comtesse, et à travers la défense que fait Michel-Ange de ses personnages, dont la nudité a offensé certains cardinaux et a réjoui d'autres partisans de la révision du monde classique, l'ancienne et glorieuse Grèce.

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    Michelangelo réagit fortement à cette critique. Entre les Grecs et la Renaissance il y a la profondeur de la pensée chrétienne et la souffrance du Christ. Chuck dans ces deux scènes est particulièrement convaincant. Il n'est certainement pas l'homme Heston,  défenseur de l'homosexualité.

    Mais il suffit de lire son journal, plus que l'autobiographie de 1996, pour comprendre comment l'artiste au fond, a besoin de créer autour de lui  un cercle qui le sépare de la vie quotidienne pour être enfermé dans sa solitude.

    Encore une réflexion : Chuck a dessiné et peint durant une grande partie de sa vie. Vous regardez avec attention le naturel de ses gestes quand il applique la couleur,  la crédibilité de ses mouvements fluides et puissants en même temps. Ce n'est pas un acteur qui feint de peindre.

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    C'est un peintre qui utilise son art au profit de l'acteur. de sorte que même ces scènes si statiques,  apparemment dépourvues d'action sont un chef-d'œuvre de communication avec le spectateur. Et peut-être le duel des deux acteurs ne se termine pas par un match nul. D'autre part Rex Harrison n'a jamais été " pape ".

    Ecrit par Maria Russo Dixon

    Traduit par France Darnell

     

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  • MARIA RESUME LE FILM " RUA ALGUEM 5555 " - Billet N° 9

    "Ho visto di nuovo "Rua Alguem 5555" e per chi ha difficoltà a seguire il film nella versione originale in inglese, come appare su You Tube, cerco di narrare la trama con la massima fedeltà possibile. Una breve nota. Il film è stato prodotto dal Governo Italiano, dal Governo Brasiliano e dal Governo Ungherese. E' stato girato in Brasile (Manaus) Italia (Torino) e Polonia. Tranne Murray Abrahams non ci sono altri attori anglofoni. tranne Charlton Heston che dà una grande ed ultima prova artistica, in un inglese dal forte accento tedesco. Rua Alguem 5555 Herman Mengele riceve una lettera da suo padre che lo invita a visitarlo in Brasile. Gli raccomanda la massima discrezione, viaggiando con passaporto falso, creandosi un alibi per i giorni lontano dalla Germania e spargendo false notizie. Il giovane chiede consiglio alle autorità tedesche e gli vengono consegnati documenti con una falsa identità. In un flashback vediamo l'infanzia di Herman. Per la famiglia il padre è un soldato disperso in Russia. Ma il bambino non comprende il motivo dell'ostilità degli insegnanti, che non osano pronunciare il suo nome, e dei compagni di scuola, mentre uno zio emigrato in Argentina mantiene con lui contatti epistolari e affettivi. Al suo quindicesimo compleanno la madre, attraverso un membro della famiglia, gli comunica la verità. Ormai adulto quindi Herman decide di conoscere suo padre e di ottenere da lui l'ammissione dei suoi misfatti. Siamo nel 1976 e Herman parte per Rio de Janeiro, amici fidati del padre lo portano in una favela nei sobborghi di Manaus. Un rapido salto in avanti e ritroviamo Herman 8 anni dopo il primo viaggio che assiste alla esumazione delle ossa di un supposto Mengele morto annegato nel 1980. Una folla di sopravvissuti e discendenti delle vittime dell'Olocausto lo attende davanti all'albergo definendolo assassino e figlio di assassino e dimostrando di non credere alla morte di Joseph Mengele. Lo attende anche un legale rappresentante degli ebrei sopravvissuti che dovrà, in caso di morte certa dell'assassino, chiedere risarcimenti alla nazione tedesca. Ritorniamo al 1976 e assistiamo al primo incontro tra padre e figlio. Herman non riesce a trovare in sé affetto per quel vecchio malato e autoritario e nei giorni che trascorrono insieme cercherà più volte di far ammettere al vecchio Joseph la gravità delle sue colpe. Deve decidersi se tradire o proteggere un padre ritrovato ma non amato. Da parte sua il dottor Mengele crede di poter stabilire con il figlio rapporti affettivi e gli propone di trasferirsi per sempre in Brasile nella casa che sta facendo costruire. Difronte all'insensibilità paterna Herman sembra propendere per il tradimento. Si reca a Manaus con l'intento di denunciare Joseph Mengele alla polizia brasiliana. Qui incontra un suo vecchio compagno di scuola e le certezze sembrano vacillare. L'amico, venuto a conoscenza dell'indirizzo di Mengele, lo fotografa mentre il giovane Herman smaltisce un attacco di febbre a Manaus. Guarito, decide di ritornare a Rua Alguem e parte con il padre per un viaggio nella foresta amazonica. Il dottor Mengele approfitta di questo momento di confidenza per convincerlo che il principio della sopravvivenza del più forte sia alla base dell'Olocausto. Herman perde ogni controllo e abbandona il padre per far ritorno in Germania. Avanziamo negli anni, poiché la vicenda è il risultato della confessione di Herman all'avvocato rappresentante degli israeliti. Herman è quasi sicuro che i resti dissepolti siano proprio quelli di suo padre. L'Avvocato espone alcune coincidenze che farebbero dubitare di ciò. Con una telefonata, però, l'Istituto di Medicina legale di Rio non da una sentenza definitiva, ma ammette che ci sono alcune probabilità che i resti siano quelli del dottor Mengele. Niente è certo se non che Herman abiura infine il padre e cambia definitivamente la sua identità. Ma può il Male Assoluto sparire dalla coscienza degli uomini? Ora una domanda . Perché Fraser e Holly Heston non hanno mai parlato di questo film?"

     

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    "J'ai de nouveau vu "Rua Alguem 5555" et pour ceux qui ont des difficultés à suivre le film dans la version originale en anglais, comme il apparaît sur You Tube, je tâche de raconter la trame avec la meilleure fidélité possible. Une note brève.

    Le film a été produit par le gouvernement italien, par le gouvernement brésilien et le Gouvernement hongrois. Il a été tourné au Brésil (Manaus) Italie (Turin) et en Pologne.

    Excepté Murray Abrahams,  il n'y a pas d'autres acteurs anglophones, sauf Charlton Heston qui donne une grande et dernière preuve artistique, dans un anglais avec un fort accent allemand.

    Herman Mengele reçoit une lettre de son père, qui l'a invité à lui rendre visite au Brésil, Rua Alguem 5555.

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    Il lui recommande le maximum de discrétion, en voyageant avec un faux passeport, en créant un alibi pour les jours loin de l'Allemagne et en répandant de fausses nouvelles. Le jeune homme demande conseil aux autorités allemandes qui lui remettent des documents  avec une fausse identité. Dans un flash-back nous voyons l'enfance de Herman. Pour la famille, le père est un soldat disparu en Russie. Mais l'enfant ne comprend pas le motif de l'hostilité des professeurs qui n'osent pas prononcer son nom, et des camarades d'école, pendant qu'un oncle émigré en Argentine maintient avec lui un contact épistolaire et affectif. A son quinzième anniversaire sa mère lui dit la vérité par l'intermédiaire d'un membre de la famille.

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    Maintenant Herman devenu adulte décide de rencontrer son père et d'obtenir de lui l'aveu de ses méfaits. Nous sommes en 1976 et Herman part pour  Rio de Janeiro, où des amis proches de son père l'emmènent  dans un bidonville à la périphérie de Manaus.

    Un saut rapide en avant et nous retrouvons Herman 8 ans après le premier voyage qui assiste  à l'exhumation des os d'un supposé Mengele mort noyé en 1980. Une foule de survivants et descendants des victimes de l'holocauste  l'attend devant l'hôtel en le traitant d'assassin et fils d'assassin et en criant de ne pas croire à la mort de Joseph Mengele.

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    Un représentant juridique des juifs survivants l'attend aussi  parce qu'il devra, en cas de mort certaine de l'assassin, demander des indemnisations à la nation allemande. Nous revenons en 1976 et nous assistons à la première rencontre entre père et fils.

    Herman ne peut pas éprouver d'affection pour ce vieillard malade, autoritaire et durant les jours qu'ils passent ensemble, il  va essayer plusieurs fois de faire admettre au vieux Joseph la gravité de ses fautes. Il doit décider de trahir ou de protéger lui-même ce père qu'il n'aime pas. Pour sa part, le Dr Mengele croit qu'il peut établir des relations affectives avec son fils et lui a demandé de venir s'installer au Brésil dans la maison qu'il construit.

    Devant l'insensibilité paternelle,  Herman semble pencher pour la trahison. Il se rend à Manaus avec le but de dénoncer Joseph Mengele à la police brésilienne. Il rencontre un vieil ami d'école et ses certitudes semblent vaciller . L'ami, qui est venu pour savoir ce que devient Mengele, le photographie pendant que le jeune Herman est pris d'un accès de fièvre à Manaus.

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    Guéri, il a décidé de revenir à Rua Alguem et part avec son père pour un voyage dans la forêt amazonienne. Le Dr. Mengele profite de ce moment de confiance pour le convaincre que le principe de la survie du plus fort est la base de l'Holocauste. Herman perd tout contrôle et abandonne son père pour retourner en Allemagne.

    Nous avançons dans le temps, car l'histoire est le résultat de la confession d'Herman à l'avocat représentant les Israélites.

    Herman est presque certain que les restes exhumés sont précisément ceux de son père. L'avocat expose quelques coïncidences qui en feraient douter. Cependant,  avec un appel téléphonique, l'Institut de médecine légale de Rio ne prend pas de décision finale, mais il admet qu'il y a des chances que les restes soient ceux du Dr Mengele.

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    Rien n'est certain, sauf que Herman abjure enfin son père et change enfin son identité. Mais est-ce que le Mal absolu peut disparaître de la conscience des hommes ?

     

    Maintenant, une question. Pourquoi Fraser et Holly Heston n'ont jamais

    parlé de ce film? "

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  • LA CHANCE OU LE DESTIN : " SERENDIPITY " - Billet N° 8

    Aujourd'hui,  j'ai traduit le huitième billet de Maria. Une explication intéressante sur un mot utilisé par Charlton Heston :  " SERENDIPITY " qui signifie " Chance ou Destin ".

    De même, Maria nous offre une réflexion sur le dernier film tourné par Chuck " MY FATHER " et je dois dire, bien que possédant ce film, je n'en connais pas les dialogues puisqu'il n'existe pas de version française. La version que je possède est Tchèque. Ce que nous dit Maria apporte un éclairage qui mérite toute notre attention car nous pouvons, sans risque de nous tromper, rendre un hommage à Chuck pour son courage et sa force de caractère afin de  mener jusqu'au bout et, malgré la maladie, son dernier film qui est en quelque sorte son testament pour nous tous et ceux qui le découvriront si tant est qu'un jour, ce film soit enfin distribué dans le monde et dans toutes les langues.

    Merci Maria pour tout cela.

    NB : Actuellement, le film est introuvable sur tous les sites marchands et même EBay.

    Mais vous pouvez le visionner sur le blog que je consacre aux films de Chuck.

     

    http://eternelcharltonheston.blogspirit.com/archive/2015/10/06/my-father-rua-alguem-5555-2002-3070868.html

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    Il caso o il destino. O, come diceva Chuck, "SERENDIPITY". E' stato il caso o il destino a far sì che mentre stavo riflettendo su un mio commento a proposito dell'ultimo film di Charlton Heston, quel film perduto o innominabile "Rua Alguem 5555" in inglese appunto "My Father" ho trovato l'orazione funebre di Fraser per suo padre. Brava France, bravissima. Ancora una volta dimostri tutto il coraggio di vivere che ti distingue. Come distingueva il Nostro. 
    Ho riascoltato l'intervista rilasciata dal regista italiano che lo ha diretto in quel film. Aveva spedito il copione di "My Father" ad alcuni vecchi leoni di Hollywood ed anche a Chuck, pur essendo a conoscenza della pubblica dichiarazione sul male che ne stava erodendo la vita. Ma come dirà nella sua ultima intervista "What can't be cured, must be endured". E coraggiosamente accetta la proposta dello sconosciuto regista e parte per il Brasile, dove lavorerà per un ruolo veramente ingrato, quello dell'anziano dottor Joseph Mengele che cerca disperatamente di recuperare l'affetto di suo figlio. Lavorerà per tre mesi fuori dagli studi cinematografici, in una favela, priva di acqua corrente, con 40 gradi di temperatura e il 90% di umidità. E la consapevolezza di avere addosso un male incurabile. 
    Ma che sfida dare l'addio alle scene impersonando quello che si può considerare come l'emblema del Male Assoluto! Il torturatore di bambini. Il medico infame che crea il dolore e ne osserva il procedere verso l'annientamento dell'essere umano. E sapendo che non ci saranno prove d'appello. Quello è il suo ultimo contatto con il suo pubblico, quel pubblico che penava tanto a distaccare da sé. Non è certo il magico Prospero della "Tempesta" che i suoi spettatori vedranno sullo schermo. E' un vecchio aspro e sofferente. Solo e desolato. Che implora il figlio affinché mostri almeno un barlume di affetto o forse anche meno, di solidarietà umana. Ma sa che non lo avrà perché non ne è degno.
    Indimenticabile la scena muta del figlio che punta un' arma contro il padre, disteso sulla nuda terra, e poi rivolge la stessa arma contro se stesso. Senza avere il coraggio né di uccidere chi non ritiene sia degno di vivere, né di uccidersi se non vede per sé alcun motivo di continuare a vivere.
    Al di là di ogni abilità fisica o spirituale, accettare quel ruolo, in quel film dimostra un coraggio sovrumano. Offrire alla macchina da presa il corpo disfatto dal male, quel corpo che per tanti anni ha curato perché davvero diventasse lo strumento della sua arte. Ma in fondo quel corpo lo ha servito, come un efficace strumento dell'anima, proprio sino alla fine. E' un peccato davvero che "My father" presentato tra polemiche e lodi al Festival di Berlino nel 2006 non abbia avuto circolazione. Lo si può rintracciare a pezzi su You Tube, invito tutti a farlo anche se la sua visione non può che causare infinito dolore, più dell'infelice capitolo di Michael Moore, pensando che se Charlton Heston ha voluto concludere la sua vita e la sua carriera portando sullo schermo il Male Assoluto, forse temeva che noi e le generazioni dopo di noi ce ne dimenticassimo di Joseph Mengele.

     Un'altra strana eccezione. Ricordo nel 1962 una intervista in cui affermava che non avrebbe mai girato un film fuori degli USA o di un paese di lingua inglese e soprattutto con una troupe non americana. Lo aveva già dimostrato nel 1958 quando aveva rifiutato una proposta di Vittorio De Sica, all'epoca già vincitore di 2 Oscar, uno per "Sciuscià" e uno per "Ladri di biciclette" ( altri 2 sarebbero arrivati dopo per "Ieri, oggi e domani", 1963 e "Il Giardino dei Finzi-Contini, primi anni '70). A De Sica preferì in quella occasione un ruolo non di primo piano nel "Grande Paese" e la mano direttoriale di William Wyler. Di lì a pochi mesi sarebbe partito per Roma, per la grande avventura di Ben Hur.
     SERENDIPITY

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    La chance ou le destin. Ou, comme le dit Chuck : "serendipity ". Ce fut le hasard ou le destin d'assurer que, comme je réfléchissais à mon commentaire sur le dernier film de Charlton Heston, le film perdu ou inavouable "Rua Alguem 5555" en anglais précisément "My Father", je découvre l' éloge de Fraser pour les funérailles de son père. Bon France, très bon. Cela prouve encore une fois tout le courage de la vie qui vous distingue, comme cela distinguait notre Chuck.


     J'ai écouté l'interview donnée par le réalisateur italien qui l'a dirigé dans le film. Il avait envoyé le script de " MY FATHER " à quelques vieux lions de Hollywood et aussi à Chuck, tout en étant conscient de la déclaration publique sur le mal qui a érodé sa vie. Mais comme Chuck le dit dans sa dernière interview " Ce qui ne peut être guéri, doit être enduré." Et il accepte courageusement la proposition du directeur inconnu et se déplace au Brésil, où il va travailler pour un rôle vraiment ingrat, le vieux Dr Joseph Mengele qui essaie désespérément de récupérer l'affection de son fils. Il travaillera pendant trois mois à partir des studios de cinéma, dans un bidonville, dépourvu d'eau courante, avec 40 degrés de température et 90% d'humidité, et ayant conscience d'avoir une maladie incurable.

     Mais quel défi de dire adieu à la scène en personnifiant celui qui peut être considéré comme l'emblème Absolu du Mal ! Le bourreau d'enfants. Le médecin infâme qui crée la douleur et se penche sur les progrès accomplis vers l'anéantissement humain, et sachant qu'il n'y aura pas de rappel.

    C'est son dernier contact avec son public, ce public dont il avait tant de mal à se détacher. Ce n'est certainement pas la magie de Prospero de "LA TEMPETE" que ses spectateurs verront à l'écran. C'est un vieux amer et en souffrance, solitaire et désolé qui implore son fils pour qu'il lui montre au moins une lueur d'affection ou peut-être au moins, de la solidarité humaine ; mais il sait qu'il ne l'aura pas parce qu'il n'en est pas digne.

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    Inoubliable la scène muette du fils pointant une arme contre son père, gisant nu sur le sol, puis retourne la même arme sur lui-même  sans oser, soit tuer celui qu'il ne croit pas être digne de vivre, ou de se tuer lui-même s'il ne se trouve pas une raison de continuer à vivre.

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     Au-delà des capacités physiques ou intellectuelles d'accepter ce rôle dans le film, il démontre un courage surhumain. Offrir a la caméra son  corps défait par le mal, ce corps qu'il avait entretenu durant de nombreuses années, car il était vraiment devenu l'instrument de son art. Mais fondamentalement, ce corps lui a servi comme un instrument efficace de l'âme, jusqu'à la fin.

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    C'est vraiment une honte que « MY FATHER » présenté entre polémiques et éloges en 2006 au Festival du Film de Berlin n'ait pas été distribué. On peut retrouver des extraits sur You Tube, que je vous invite tous à regarder même si sa vision ne peut causer que de la douleur sans fin, plus que  le chapitre malheureux de Michael Moore, en pensant que si Charlton Heston voulait conclure sa vie et sa carrière en portant  à l'écran le Mal absolu, c'est que peut-être il craignait  que nous et les générations après nous, oublions qui était Joseph Mengele.


     Une autre exception bizarre. Je me souviens d'une interview en 1962, dans laquelle il déclarait qu'il ne ferait jamais un film en dehors des États-Unis ou d'un pays anglophone et surtout pas avec une équipe non-américaine. Il l'avait déjà démontré en 1958 quand il avait refusé une proposition de Vittorio De Sica, qui déjà à cette époque avait remporté deux Oscars, un pour " Scuscia " et un pour " Le Voleur de bicyclette " (2 de plus arriveront plus tard pour "Hier, aujourd'hui et demain ", 1963, et " le Jardin des Finzi-Contini ", début des années 70).

     Plutôt que de Sica, il  choisit à cette occasion un rôle de premier plan dans  " Big Country " et le savoir-faire du réalisateur William Wyler. Quelques mois après  il partirait pour Rome, pour la grande aventure de " BEN HUR."
     SERENDIPITY !

     

    Maria Russo Dixon

     

     

     

  • NOTES SUR PEER GYNT ET UN NOEL PAS COMME LES AUTRES A SAINTE-HELENE - Billet N° 7

     

     Proprio una battuta del Peer Gynt è diventata proverbiale nella tua lingua “Dove sono più le nevi del passato ?” dice il figlio Peer alla madre Aase nel testo teatrale ad indicare come tutto cambia e la vita non può essere fermata.

    Ho visto su You Tube il bellissimo pezzo della morte di Book (Edward G. Robinson) e sono davvero commossa per come il ragazzino quasi scheletrico che da vita e vitalità al personaggio di Ibsen traspaia dagli occhi e dalle lacrime del poliziotto Thorn condannato a vivere in un mondo così triste e dannato come quello di Soylent Green.  Sono d’accordo con te : il Peer Gynt di Bradley è l’embrione grazie alla grande espressività della mimica e dello sguardo  per un attore la cui arte forse si sta scoprendo oggi che è morto più di quanto lo abbiano fatto critici e cineasti quando era vivo.

    Dunque quello che scriverò sul Peer Gynt avrà molto a che vedere con i miei studi di cinema e di teatro. Il film di Bradley ha  avuto un ampio giro di appassionati tra i cineasti e i registi teatrali. La versione su You Tube è una riedizione del 1965, 2 anni prima del centenario della prima rappresentazione del testo di Ibsen del 1867, restaurata e reintegrata delle parti deteriorate. Ma per la storia del Peer GYnt di Ibsen e di quello del giovanissimo Charlton Heston, studente della Northwestern University c’è da aspettare ancora qualche giorno.

    Invece il Natale degli Heston a St. Helen ha più del comico che dell’accademico e qui il protagonista principale è un infelice pannolino dell’infante Fraser caduto nello scarico del bagno che porta ad un progressivo calo dello spirito natalizio nella folla di amici e parenti radunati per le feste nella vecchia casa (con un solo bagno) tra le nevi , mentre più che l’isolamento del manto nevoso comincia a pesare l’impossibilità di trovare un idraulico (plombier) durante le feste. Si può sognare di vincere un Oscar ma al momento la necessità è trovare un artigiano esperto del sistema fognario. Leggendolo nel diario di Chuck e per come lo descrive lui ci troviamo in una vera “pochade”

    Ecco, mi fa piacere che tu abbia visto il film del debutto di Chuck  tenendo presente che è un film sperimentale, con un testo che è alle origini del Simbolismo e quindi niente ha di realistico, fatto inoltre con pochissimi mezzi e con un cast di giovanissimi debuttanti.

    Ancora una cosa. Hai notato come la scena in cui Peer finisce prigioniero del Re dei Trolls si riproduca nel rituale del matrimonio pagano dei sudditi contadini del “Warlord”?

     

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    Juste une citation devenue proverbiale dans votre langue " où sont les neiges du passé " (1) extraite de Peer Gynt que dit dans la pièce le fils Peer à Aase sa mère, pour indiquer comme tout change et la vie ne peut pas être arrêtée.


    J'ai vu sur You Tube le bel extrait de la mort de Sol (Edward G. Robinson) et je suis vraiment touchée par la façon dont le garçon presque squelettique donne la vie et de la vitalité au personnage d'Ibsen et les larmes coulant des yeux du policier Thorn ( Charlton Heston ) condamné à vivre dans un monde si triste et damné comme celui de " Soylent Green ".  Je  suis d'accord avec toi : le Peer Gynt de Bradley est l'embryon de l'acteur grâce à sa grande expression de jeu et du regard et dont l'art est peut-être  entrain d'être découvert maintenant qu'il est mort plus que ne l'ont fait tous les critiques et cinéastes quand il était vivant.

    Donc ce que je vais écrire sur Peer Gynt aura beaucoup à faire avec mes études en cinéma et le théâtre.

    La version sur You Tube est une réédition  de 1965, deux ans avant le centenaire de la première représentation du texte d'Ibsen de 1867, restaurée et réintégrée dans les parties détériorées. Mais l'histoire de Peer Gynt d'Ibsen et de l'un des jeunes étudiants de l'Université Northwestern, Charlton Heston, ont besoin d'attendre quelques jours de plus.

    Maintenant, je suis heureuse que vous ayez vu le premier film de Chuck en gardant à l'esprit que c'est un film expérimental, avec un texte qui est à l'origine du symbolisme et ainsi rien de réaliste, également fait avec très peu de ressources et avec un casting de très jeune débutants.

    Une chose de plus. Avez-vous remarqué à quel point la scène où Peer finit par être prisonnier du roi des Trolls est reproduite dans le rituel du mariage païen des sujets paysans de " LE SEIGNEUR DE LA GUERRE " ? 

    Par contre, le Noël des Heston à Sainte-Hélène tient plus du comique que de l'académique et ici, le personnage principal c'est une couche d'enfant du malheureux Fraser,  tombée dans le tuyau d'écoulement de la salle de bain ce qui conduit à une baisse progressive de l'esprit de Noël dans la foule des amis et des parents réunis pour une fête dans la vieille maison (avec une salle de bain) dans la neige, alors que de plus en plus  l'isolement du manteau neigeux commence à peser sur l'incapacité de trouver un plombier pendant les vacances. Vous pouvez rêver de gagner un Oscar, mais pas, lorsque le besoin est de trouver un artisan qualifié du système d'évacuation des eaux usées. En le lisant dans le journal de Chuck il écrit : " nous sommes dans une véritable farce".

    Il a parcouru un long chemin l'étudiant squelettique aux yeux bleus magnétiques !

    MARIA RUSSO DIXON

    (1) La citation exacte est " Où sont les neiges d'antan ", écrite par François Villon dans son poème "La ballade des dames du temps jadis", déplorant qu'il y ait si peu de femmes écrivaines en son temps le XVème siècle.