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  • L'INTERVIEW CENSUREE DE CHUCK : D'OMEGA MAN A SOYLENT GREEN - Partie 4

    Nous voici presque arrivés à la fin de cette interview exceptionnelle. Dans quelques jours je publierai la cinquième et dernière partie.

    Dans cette quatrième partie, nous découvrons un Chuck nous parlant de sa crainte de "l'effet de serre" dans le futur.... et c'était en 1972.  Chuck visionnaire ?

     

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    (Keith Howes)

    QUARTA PARTE : "...secondo me"

     

    << Parliamo di fantascienza e di “Omega Man”. E’ stata una grande delusione. Credo sia il desiderio di ogni uomo di essere l’ultimo essere vivente sulla terra. Personalmente mi chiedevo se in me stesso avrei trovato abbastanza risorse per essere davvero l’ultimo uomo sulla terra. Per questo la storia mi interessava. Come il personaggio di Robinson Crusoe, anche lui unico essere vivente Il caso (di Omega Man) poneva a me delle domande artistiche e tecniche su come interpretare un personaggio simile.

    Il parlare a se stesso  richiede delle formule recitative particolari. Frasi spezzate, parole isolate, a volte veri e propri nonsense. Difficile davvero parlare a se stessi, difficile usare questa modalità verbale per trasmettere un messaggio ad interlocutori inesistenti.  Risolvere questo problema era davvero interessante. Come avrei potuto risolvere il problema di interpretare  quel personaggio, facendo uso delle sue sole capacità mentali, che gioca a scacchi con un busto di Cesare e nella sua casa vive come in una fortezza piena di capolavori artistici, ovviamente sottratti ai musei della città. Ricostruendo le memorie del passato vedendo e rivedendo l’unico film in programmazione “Woodstock” nell’unico cinema attivo.

    E’ la parte più singolare del film, i primo terzo dell’intera pellicola. Poi arriva il necessario antagonista, la “famiglia di Mathias”. Per questi oscuri personaggi io avevo immaginato una dimensione quasi onirica, come  forme che si muovono nel buio del dormiveglia, percepibili appunto nei limiti tra sogno e veglia. Invece nel film sono diventati personaggi quasi del tutto reali, ben delineati e del tutto percepibili allo spettatore, con un loro trucco e una luce che ne delinea i volti. Una inversione del genere è comune nel mondo cinematografico, in quella specialissima arte di cui l’artista non ha il possesso dei mezzi. Se un pittore cerca di vendere un suo quadro e l’acquirente gli richiede di modificarlo, magari aggiungendo un altro personaggio o un suo ritratto, il pittore può assecondare la richiesta , come facevano i pittori rinascimentali, distruggere la parte figurativa con una mano di bianco sulla tela o semplicemente cambiare idea e tenersi il quadro….

    ( Giornalista- Eppure il film che sta girando ora propone una verità che sembra modificata , cambiando il finale proposto nel romanzo )

    … no, si rimane nel senso generale di questo mondo sovrappopolato, il finale rimane collegato al senso del film abbiamo discusso per ore se in una società come questa una forma di governo deve o non deve esistere. Abbiamo rinunciato a inserire una qualche forma di governo o di potere in generale, per non entrare nella solita rappresentazione di uno stato fascista che si impone sul popolo. In realtà il potere centrale è già lentamente scivolato nell’anarchia. In un mondo così fittamente abitato il potere in senso lato non riesce a raggiungere i cittadini forse lo può in parte solo il potere locale, il governatore di uno stato, il sindaco di una città. C’è un’allusione appunto al senso di anarchia quando il mio superiore cita il numero di omicidi avvenuti in città nei due giorni di indagine che mi ha concesso e per i quali non si è dato il via nemmeno ad un tentativo di indagine.

    In un certo modo questo mondo è simile a quanto si poteva osservare negli ultimi anni dell’Impero Romano. Roma non è caduta per le tante invasioni, quanto per l’enorme estensione  che lo rende ingovernabile. Ho letto traduzioni di lettere scambiate tra le autorità romane e i  Romano-Britannici. Entrambi si lamentano del caos burocratico.

    Ad un certo punto abbiamo anche pensato di addossare la colpa di tutto al mondo degli affari o alla Mafia.. ma un responsabile non esiste. Tutto si trascina avanti senza porsi domande ma semplicemente per inerzia.

    (- Un giornalista pone il caso di seguire in tutto il romanzo, senza inserirvi anche la traccia di un thriller.)

    … la trama del romanzo è meravigliosa. C’è anche per sottolineare il sovrappopolamento il caso di alcune navi vecchie e arrugginite, ancorate al porto e ospitanti una densissima colonia di cinesi fuggiti da Hong Kong. All’inizio il governo si era occupato di loro, poi i soldi sono finiti e il personaggio del “fuggitivo”, di chi si vuole allontanare da quell’inferno come Taylor in Planet of the Apes è appunto uno di questi cinesi.

    Ma portare tutto questo sullo schermo è risultato Impossibile. Per risolvere questo problema abbiamo creato  angoli di una megalopoli di 40 milioni di abitanti che mostrano l’accalcarsi di esseri umani in ogni spazio disponibile. Più volte salgo e scendo i gradini di una scalinata, dunque proprietà privata, di un palazzo in cima alla quale una guardia armata provvede a difendere il misero immobile dalla folla. Lì abitano coloro che vivono del misero privilegio di lavorare per difendere la proprietà pubblica. La gente in effetti vive dovunque trovi un po’ di spazio, sulle scale, nelle strade, persino nelle vecchie macchine abbandonate sul ciglio della strada, adattandole ad una sorta di casa con fornelletti che sputano fumo da tubi adattati al corpo dell’auto in funzione di miseri caminetti. E’ evidente anche il calore infernale che avvolge la città. Gli abitanti sono costretti a vivere in una sorta di serra, appunto l’effetto serra creato dall’accumulo di calore e inquinamento. E speriamo proprio di non andare incontro a questo effetto serra nel nostro futuro >>.

     

     

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    ... SUITE ... 

    "Parlons de science-fiction et " Omega Man - 1971 ". C'était une grosse déception. Je crois que c'est le souhait de chaque homme d'être le dernier être vivant sur terre. Personnellement, je me demandais si j'aurais trouvé assez de ressources pour être vraiment le dernier homme sur terre. C'est pourquoi l'histoire m'intéressait. Comme le personnage de Robinson Crusoé, il était aussi le seul être vivant, le cas (d'Omega Man) me posait des questions artistiques et techniques sur la façon d'interpréter un tel personnage.

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    (Robert Neville dans Omega Man)


    Parler à soi-même nécessite des formules récitatives spéciales. Des phrases brisées, des mots isolés, parfois de vraies absurdités. Il est difficile de vraiment se parler, il est difficile d'utiliser ce mode verbal pour envoyer un message à des interlocuteurs inexistants. Résoudre ce problème était vraiment intéressant. Comment pouvais-je résoudre le problème de l'interprétation de ce personnage, en utilisant ses seules capacités mentales, jouer aux échecs avec un buste de César et vivre dans sa maison comme une forteresse pleine de chefs-d'œuvre artistiques, évidemment pris dans les musées de la ville. Reconstituer les souvenirs du passé en voyant et en passant en revue le seul film de programmation «Woodstock» dans la seule salle de cinéma en activité.

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    C'est la partie la plus singulière du film, le premier tiers du film entier. Puis vient l'antagonisme nécessaire, la «famille Mathias». Pour ces personnages obscurs j'avais imaginé une dimension presque onirique, comme des formes qui bougent dans l'obscurité du sommeil, qui peuvent être perçues précisément dans les limites du rêve et de l'éveil. Au lieu de cela, dans le film, ils sont devenus des personnages presque complètement réalistes, bien délimités et perceptibles pour le spectateur, avec leur maquillage et une lumière qui souligne leurs visages. Une inversion du genre est courante dans le monde cinématographique, dans cet art très particulier que l'artiste n'a pas les moyens de posséder. Si un peintre essaie de vendre son tableau et que l'acheteur lui demande de le modifier, en ajoutant peut-être un autre personnage ou un portrait, le peintre peut soutenir la demande, tout comme les peintres de la Renaissance, détruire la partie figurative avec un peu de blanc sur la toile ou simplement changer d'avis et garder l'image ....

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    Le journaliste -  "Pourtant le film en cours de tournage (SOYLENT GREEN - 1972) propose une vérité qui semble être modifiée, changeant la fin proposée dans le roman "


    ... non, vous restez dans le sens général de ce monde surpeuplé, la fin reste liée au sens du film dont nous avons discuté pendant des heures : est-ce que dans une société comme celle-ci, une forme de gouvernement doit ou non exister. Nous avons abandonné une certaine forme de gouvernement ou de pouvoir en général, pour ne pas entrer dans la représentation habituelle d'un état fasciste qui serait imposé au peuple. En fait, le pouvoir central a lentement glissé dans l'anarchie. Dans un monde aussi densément peuplé, le pouvoir au sens large, ne peut atteindre les citoyens, peut-être ne peut-il être que partiellement le pouvoir local, le gouverneur d'un État, le maire d'une ville. Il y a une allusion au sentiment d'anarchie quand mon supérieur cite le nombre de meurtres dans la ville pendant les deux jours d'enquête qu'il m'a donnés et pour lesquels aucune tentative n'a été faite pour enquêter.


    D'une certaine manière, ce monde est semblable à ce qui aurait pu être observé dans les dernières années de l'Empire romain. Rome n'est pas tombée par tant d'invasions, mais pour l'énorme ampleur qui la rend ingouvernable. J'ai lu des traductions de lettres échangées entre les autorités romaines et les Britanniques romains. Ils se plaignent tous deux du chaos bureaucratique.


    À un moment donné, nous avons même pensé  laisser tout le monde aller dans le milieu des affaires ou dans la mafia, mais un manager n'existe pas. Tout le monde traîne sans poser de questions tout simplement par inertie.


    (- Un journaliste en profite pour suivre tout le roman, sans  inclure la piste d'un thriller.)


    ... l'intrigue du roman est magnifique. Il y a aussi, pour souligner la surpopulation, le cas de quelques vieux navires rouillés, ancrés au port et hébergeant une très grande colonie de Chinois fuyant Hong Kong. Au début, le gouvernement était occupé avec eux, puis il n'y a plus eu d'argent  et le personnage du «fugitif», qui veut s'éloigner de cet enfer comme Taylor dans Planet of the Apes est juste un de ces Chinois.


    Mais amener tout cela à l'écran était impossible. Pour résoudre ce problème, nous avons créé des quartiers d'une mégalopole de 40 millions d'habitants qui montrent la ruée des humains dans n'importe quel espace disponible. Plusieurs fois je monte et descends les marches d'un escalier, propriété privée d'un immeuble au-dessus duquel un garde armé défend le mouvement immobile de la foule. Il y a ceux qui vivent du misérable privilège de travailler pour défendre la propriété publique. Les gens vivent réellement partout où vous trouvez de l'espace, dans les escaliers, dans les rues, même dans les vieilles voitures abandonnées sur le bord de la route, en les transformant  en une sorte de maisons avec des poêles qui crachent la fumée des tubes adaptés au corps de la voiture,  à cause des cheminées misérables. Il est également évident que la chaleur  qui entoure la ville, est infernale. Les habitants sont contraints de vivre dans une sorte de serre, précisément l'effet de serre créé par l'accumulation de chaleur et de pollution.

    Et nous espérons juste ne pas aller à cet effet de serre dans notre avenir >>.

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    A SUIVRE ...

  • L'INTERVIEW CENSUREE DE CHUCK : "LES HAUTS ET LES BAS : au cinéma et dans la vie" - troisième partie

    La traduction et la publication en plusieurs parties de cette interview de Chuck par deux journalistes en 1972, est du pain béni au moment où nous découvrons les "critiques acerbes" du journaliste Graham Daseler qui n'a pas la dent assez dure pour définir Charlton Heston. 

    Dans cette partie, nous découvrons la sensibilité et la lucidité de notre grand homme. Nous sommes loin du "bloc de marbre de Carrare" auquel Daseler le compare. 

    Chère Maria, merci pour le bon travail que tu partages avec nous. 

     

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     TERZA PARTE "Alti e bassi: nel cinema e nella vita"

    (Uno dei due giornalisti interviene sottolineando come a partire dalla fine degli anni Sessanta i personaggi interpretati dall’attore siano apparsi sempre più freddi e delusi)

    « Sì, è vero. Considerando ad esempio “Planet of the Apes” il protagonista sembra odiare sé stesso ed è tanto deluso dell’umanità da desiderare di fuggirla abbandonando i suoi contemporanei mostrando per loro e per sé un profondo disprezzo. Al contrario si trova ad essere su un pianeta sconosciuto l’unico esemplare che può difendere il primato della razza umana,  un’ironia che sembra essere sfuggita a molti degli spettatori, coinvolti dalla stranezza di un mondo abitato da scimmie.

    Così anche in questo film che sto realizzando il poliziotto Thorn,(nome scelto da me) è come ho detto un uomo alienato nel mondo in cui si trova a vivere, ma non è l’unico, lo sono tutti. Nell’evolversi della vicenda entra il desiderio profondo della ricerca della redenzione. Lui, come ho detto, si trova in una situazione privilegiata  e la presenza di Edward G. Robinson lo porta ad esprimere finalmente un senso di partecipazione. Riesce a dire “ Ti amo” sia a Sol, oramai morente, che per un'unica volta alla ragazza-aredamento lasciando l’appartamento, dopo aver più volte condiviso il suo letto . Spero quindi che si intraveda l’ intero ordito del film . Altrettanto si potrebbe dire di “The Naked Jungle” e di “Pro”. In quest’ultimo caso il mio personaggio è un uomo disperato, incapace di vincere la sua disperazione e  assumere un atteggiamento più positivo.

    Non credo di essere un uomo freddo, piuttosto forse molto riservato. Certo ho provato a tenere a distanza molte persone, per quanto è possibile. Il che deriva dall’essere stato per più di venti anni una figura pubblica, che ha cercato di salvare per quanto ha potuto la sua vita privata, pur essendo cosciente che un personaggio pubblico ha in qualche modo il dovere di condividere parte della sua esistenza con gli altri. Ciò mi ha imposto la creazione di una situazione in cui l’uomo privato deve saper conservare la sua privacy in una condizione di pubblica esistenza. E si guarda alla propria privacy non come ad un diritto naturale, come per ogni altro uomo, ma come qualcosa che devo disperatamente preservare. Trovare il mezzo per ripristinare la tua vita privata , cosa che deve essere ricercata e difesa. Ma questo costringe a mantenere una certa distanza dagli altri. A volte si prova come una forma di stanchezza  nel vivere dei rapporti occasionali con chi mi circonda. Ma come ho detto io rimango una persona pubblica e questo da agli altri il diritto di consumare me stesso appunto come una persona pubblica in tutte le occasioni quotidiane: al ristorante,  per strada, a un semaforo o al cinema.

    Ho spiegato ai miei figli che il loro padre non ha potuto e non potrà accompagnarli ad esempio a Disneyland, come fanno gli altri padri. Però loro hanno goduto di altri privilegi, come conoscere paesi stranieri e lingue straniere e magari vedere il loro padre conquistare la città di Valencia. E loro lo hanno capito. E’ la condizione della mia vita. E comunque sanno che la gente “consuma” la mia persona al di là delle mie performances. Insomma la mia vita è quella di una persona pubblica e non c’è altro da fare. Questo avviene ovunque io mi trovi.

    E’ in effetti una cosa ridicola sentir parlare dei diritti individuali in questo momento, pensare che ognuno è libero di fare quello che gli pare o, come dire, libero di “cantare la propria canzone”. Nel mondo in cui viviamo c’è sempre meno spazio per seguire la propria strada e fare quello che davvero desidera fare....

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    (Charlton Heston restaurant ALFREDO de Rome ) photo envoyée par Maria.

    SUITE

    (L'un des deux journalistes intervient, soulignant qu'à la fin des années 1960 les personnages joués par l'acteur sont devenus de plus en plus froids et déçus)

    ... «Oui, c'est vrai. Considérant, par exemple, " La Planète des singes", le protagoniste semble se détester et est tellement déçu par l'humanité qu'il veut lui échapper en abandonnant ses contemporains, leur montrant un profond mépris pour eux. Au contraire, il est sur une planète inconnue,  le seul exemplaire qui puisse défendre la primauté de l'espèce humaine, une ironie qui semble avoir échappé à beaucoup de spectateurs, impliqués dans l'étrangeté d'un monde peuplé de singes. Donc, même dans ce film (NDT : Soylent Green), je fais le flic Thorn, (le nom que j'ai choisi), c'est comme si je disais qu'il est un homme aliéné dans le monde où il vit, mais il n'est pas le seul, c'est tout. Dans l'évolution de l'histoire vient le désir profond de rédemption. Comme je l'ai dit, il est dans une situation privilégiée et la présence d'Edward G. Robinson l'amène à exprimer enfin un sentiment de participation. Il est capable de dire "je t'aime" à Sol mourant, et une  seule fois au jardin des filles en quittant l'appartement après avoir partagé son lit plusieurs fois. J'espère que vous voyez toute la trame du film. De même, vous pourriez le dire pour  "The Naked Jungle" et "Pro". Dans ce dernier cas, mon personnage est un homme désespéré, incapable de surmonter son désespoir et d'adopter une attitude plus positive.

    NDT : je rappelle que Chuck tourne SOYLENT GREEN durant cette interview

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    (Thorn dans SOYLENT GREEN)

    Je ne pense pas que je sois un homme froid, peut-être plutôt très réservé. Bien sûr, j'ai essayé de garder beaucoup de personnes à distance, autant que possible. Cela est dû au fait d'être un personnage public depuis plus de vingt ans, qui a essayé de sauver autant que possible sa vie privée, bien qu'il soit conscient qu'un personnage public a en quelque sorte le devoir de partager une partie de sa vie avec les autres. 

    Cela m'a conduit à créer une situation dans laquelle un homme privé doit être capable de conserver son intimité dans un état de vie publique. Et vous ne considérez pas votre vie privée comme un droit naturel, comme n'importe quel autre homme, mais comme quelque chose que j'ai désespérément besoin de préserver. Trouver les moyens de préserver votre vie privée, c'est ce qui doit être recherché et défendu. Mais cela vous force à rester à distance des autres. Parfois, cela se révèle être une forme de fatigue à vivre des relations occasionnelles avec ceux qui m'entourent. Mais comme je l'ai dit, je reste une personne publique et cela donne à d'autres le droit de me "consommer" comme une personne publique en toutes occasions : au restaurant, dans la rue, au feu rouge ou au cinéma.

    J'ai expliqué à mes enfants que leur père n'a pas pu ou ne pouvait pas les accompagner, par exemple, à Disneyland, comme les autres pères. Mais ils ont bénéficié d'autres privilèges, tels que la connaissance des pays étrangers et des langues étrangères et peut-être voir leur père conquérir la ville de Valence. Et ils l'ont compris. C'est la condition de ma vie. Et ils savent que les gens "consomment" ma personne au-delà de mes performances. Bref, ma vie est celle d'une personne publique et il n'y a rien d'autre à faire. C'est là que je me trouve.

    C'est en fait une chose ridicule d'entendre parler des droits individuels en ce moment, de penser que tout le monde est libre de faire ce qu'il veut ou, disons, de "chanter sa propre chanson". Dans le monde où nous vivons, il y a de moins en moins d'espace pour suivre votre propre chemin et faire ce que vous voulez vraiment faire...

     

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    A SUIVRE...

  • L'INTERVIEW CENSUREE DE CHUCK : " MES PERSONNAGES ET MOI " (deuxième partie)

    Suite de l'interview de Charlton Heston, par Keith Howes. 

    Dans cette partie de l'interview, Charlton Heston parle de sa proximité avec les personnages qu'il a interprétés. KEITH HOWES.JPG

    (Keith Howes)

    SECONDA PARTE : Io e i miei personaggi"

     

    .. Il  mio personaggio (in questo film) è un poliziotto alienato che non prova empatia per quello che succede intorno a lui. Entrando in una chiesa, vede il corpo di una giovane donna morta. Al suo polso è legato con una corda un bambino in lacrime. Il mio personaggio non si da affatto pena; si accerta che la donna sia davvero morta, prende in braccio il bambino come un fagotto e con indifferenza lo consegna alla prima persona che incontra in chiesa, senza nessuna reazione emotiva. E’ un effetto collaterale rispetto alla situazione da me descritta. Il poliziotto tratta l’evento come un qualunque caso di ordine pubblico, come la rimozione di un oggetto che ingombra la pulizia stradale.

    La capacità di mostrare sensibilità verso altri esseri umani è possibile colo se il numero di individui rimane limitato. SE siamo, ad esempio, solo noi due a sedere su un divano, io mi preoccuperò del suo benessere: chiuderò la porta se c’è freddo, le offro qualcosa da bere.. Ma se a sedere sullo stesso divano siamo in 25 allora ognuno si preoccuperà di se stesso e  di assicurarsi il suo spazio vitale…

    (Uno dei due giornalisti rievoca per Heston alcuni dei suoi personaggi in film come “The Naked Jungle”, “Master of the Islands” o “Diamond Head”)

    …Certo sono questi i personaggi duri ed insensibili che mia moglie chiama “gli eroi carogna” e che a volte ritornano nella mia carriera di attore. Ma numericamente sono di più tra i personaggi che ho interpretato  quelli che risentono fortemente di un senso di responsabilità, come Il Cid, o Thomas Jefferson o Thomas Moore. Naturalmente un attore può interpretare solo i personaggi che gli vengono offerti. A differenza di un pittore o di un altro artista, un attore deve approfittare delle occasioni che gli si presentano cioè dei film che qualcuno è disposto a finanziare. Effettivamente due terzi dei personaggi che ho interpretato dotati di un considerevole senso di responsabilità, come appunto Sir Thomas Moore o Il Cid, secondo la mia opinione uno degli uomini nella Storia e nella Leggenda medievale. Ma oggi la responsabilità individuale appare in declino mentre vive nella maggioranza dei personaggi da me interpretati. Anche nel personaggio di Will Penny, un povero cow boy analfabeta che pure sente il dovere di trovare riparo alle mandrie durante una tempesta di neve. Per due volte ho interpretato il personaggio di Antonio nel “Giulio Cesare” di Shakespeare. Ed anche in quel testo Shakespeariano Antonio sente il peso della responsabilità verso i suoi concittadini dopo la morte di Cesare.

    In “Antonio e Cleopatra” la questione è certamente diversa. Guidato dalla passione Antonio perde il senso di responsabilità, come dice mia moglie, questi personaggi con forte senso di responsabilità, sono uomini duri e severi. Ma se la passione interferisce, come per Antonio. E Antonio che pure avrebbe tutti i numeri per diventare uno dei grandi imperatori, come Cesare o Augusto o Adriano cede al piacere fisico. Ma la tragica colpa del personaggio di Antonio è l’incapacità di resistere alla passione e tuttavia rimane uno dei grandi personaggi della tragedia Shakespeariana. Uno di quei grandi personaggi con cui ogni attore dovrebbe cimentarsi. Per quattro volte, due in Televisione una in cinema e una sulla scena, ho interpretato Antonio. E i personaggi di Shakespeare sono sempre più grandi della normalità e ben potrebbero gli attori americani avvicinarsi scegliendo tra i personaggi di Shakespeare quelli che meglio si adattano a loro. Nel mio caso Antonio e mai penserei di interpretare Amleto che non si adatta affatto alla mia personalità, come invece nel caso di Macbeth, che sento a me più vicino….

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    «... Mon personnage (dans ce film) est un policier extraterrestre qui ne ressent pas d'empathie pour ce qui se passe autour de lui. Entrant dans une église, il voit le corps d'une jeune femme morte. Au bout d'une corde attachée à son poignet, il y a un enfant en larmes. Mon personnage n'éprouve pas de peine ; il se rend compte que la femme est vraiment morte, il prend l'enfant comme un paquet et le remet indifféremment à la première personne qu'il rencontre dans l'église, sans aucune réaction émotionnelle. C'est un effet secondaire à la situation que j'ai décrite. Le policier traite l'événement comme un cas d'ordre public, tel que l'enlèvement d'un objet qui entrave le nettoyage de la route.

     La capacité de montrer sa sensibilité à d'autres êtres humains est possible si le nombre d'individus reste limité . Si nous sommes, par exemple, seuls assis sur un canapé, je m'inquiéterai de ton bien-être : je fermerai la porte s'il fait froid, je t'offrirai quelque chose à boire ...Mais si nous sommes 25 assis sur le même divan,  alors chacun se souciera de lui-même et sécurisera son espace de vie ...»

    (L'un des deux journalistes se souvient d'Heston pour certains de ses personnages dans des films tels que "The Naked Jungle", "Maître des îles" ou "Diamond Head").

    « ... Ce sont certainement des personnages durs et insensibles que ma femme appelle "héros salauds " et qui reviennent parfois dans ma carrière d'acteur. Mais numériquement, je suis plus près des personnages que j'ai interprétés, ceux qui sont fortement imprégnés par un sens des responsabilités, tels que Le Cid, ou Thomas Jefferson ou Thomas Moore. Bien sûr, un acteur ne peut interpréter que les caractères qui lui sont offerts. Contrairement à un peintre ou un autre artiste, un acteur doit profiter des opportunités qui s'offrent à lui,  pour les films que quelqu'un est prêt à financer. En fait, les deux tiers des personnages que j'ai joués avaient un sens considérable des responsabilités, tels que Sir Thomas Moore ou Le Cid, ce sont des hommes de l'Histoire et de la légende médiévale. Mais aujourd'hui, la responsabilité individuelle semble être sur le déclin alors qu'elle était vive dans la majorité des personnages que j'ai interprétés. Ainsi,  même le personnage de Will Penny, un pauvre cow-boy analphabète, ressent le besoin de trouver un abri pour les troupeaux pendant une tempête de neige.

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     Deux fois j'ai joué le personnage d'Antoine dans " JULES CESAR " de Shakespeare. Et même dans ce texte de Shakespeare, Antoine ressent le poids de la responsabilité envers ses concitoyens après la mort de César. Dans "Antoine et Cléopâtre", la question est certainement différente. Guidé par la passion, Antoine perd le sens des responsabilités — comme le dit ma femme — ces personnages avec un fort sens des responsabilités sont des hommes durs et sévères. Mais si la passion interfère, comme pour Antoine qui avait toutes les capacités pour devenir l'un des grands empereurs, tels que César ou Auguste ou Adrien, il s'abandonne au plaisir physique, mais l'erreur tragique du personnage d'Antoine est l'incapacité de résister à la passion et pourtant il reste l'un des grands personnages de la tragédie shakespearienne. Un de ces grands personnages que chaque acteur devrait essayer d'interpréter. Quatre fois  j'ai joué Antoine, deux à la télévision, une au cinéma et l'autre sur la scène. Et les personnages de Shakespeare sont plus grands que nature, les acteurs américains pourraient s'en rapprocher en choisissant les personnages de Shakespeare qui leur conviennent le mieux. Dans mon cas c'est Antoine et,  je ne penserai jamais à jouer Hamlet qui ne correspond pas du tout à ma personnalité, alors que dans le cas de Macbeth, je le sens plus proche de moi ...»

     

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    A SUIVRE...

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    AUTEURE : Maria Russo Dixon

  • L'INTERVIEW CENSUREE DE CHUCK : LA SURPOPULATION (1ère partie)

    Maria a décidé de traduire l'interview "censurée " de Charlton Heston. 

    Vous pouvez retrouver les videos sur la présentation et l'interview par Keith Howes en 1972,  sur YOU TUBE et sur le blog. Je les ai présentées récemment sous le titre " préambule de Maria ".

    A la lecture de cette première partie, je suis d'ores et déjà dans l'interrogation sur la complexité de Charlton Heston et sur les choix qui seront les siens une vingtaine d'années plus tard.

    Mais il est trop tôt pour moi d'en parler, j'attends la suite de la traduction de Maria que je remercie une fois de plus pour le magnifique travail qu'elle effectue pour le blog afin de  porter à notre connaissance des éléments de la vie de Chuck que nous ne connaissons pas forcément. 

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    (Keith Howes)

    Intervista del 1972 Prima parte "La sovrappopolazione"

    <<  Mi è capitato di avere un incontro con il docente di letteratura inglese moderna di mio figlio Fraser, in particolare suo docente relativamente a William Shakespeare. Ho rilevato che gli studenti della classe sembravano particolarmente numerosi. L’insegnante mi ha risposto che 21 studenti per classe sono un numero standard nella scuola di oggi. E anzi lui provava sollievo dopo essere stato nell’anno precedente nella scuola pubblica, precisamente nel Beverly Hills Public School, dove alcuni alunni dovevano contentarsi di posti in piedi, tale l’affollamento. Inoltre la scuola, una delle migliori, era costretta a seguire un orario di doppi turni per accontentare tutte le richieste. Non c’è quindi da meravigliarsi se gli studenti di oggi, dato il sistema scolastico, finiscano gli anni di scuola con una preparazione davvero scarsa e senza sapere molto. Le scuole sono dotare di strumenti tecnologici, che però, invece di aiutare gli studenti finiscono solo col coprire il problema della scarsa preparazione, invece di risolverlo. E’ come se un malato di varicella si coprisse il viso con uno strato di fondotinta. Si nascondono i difetti della pelle, ma non si guarisce la malattia. Il problema vero è la sovrappopolazione, problema ignorato dai più, e per il quale documentari televisivi o programmi illustrativi non vengono recepiti. Qualche anno fa un film come “Growth Population Zero” cercò di trattare questo argomento, ma quel film con Oliver Reed non raggiunse l’obiettivo ( in quel momento  Heston sta finendo di girare invece Soylent Green – n.d.t.) Un film come quello con Oliver Reed finisce con l’essere controproducente. I personaggi sembra predichino l’un l’altro sull’argomento, ben vestiti e inseriti in ambienti più che decorosi non trasmettono quello che è il problema vero di un mondo sovraffollato. Anzi, chiacchierando tra di loro non realizzano che anche loro sono una componente di quel sovraffollamento, non venendo in contatto con la disperazione di coloro che vivono al di fuori del loro mondo.

    Al contrario di Growth Population Zero noi eravamo determinati a fare un film che mostrasse sullo schermo la disperazione di un mondo sovrappopolato in cui però i personaggi non fossero consapevoli delle loro disgraziate condizioni di vita.

    La caratteristica dell’essere umano è la sua straordinaria adattabilità. Per paradosso ad esempio i bambini che si trovarono a nascere nei campi di concentramento non provavano l’istinto di lamentarsi per le loro condizioni, abituati al loro misero piatto di zuppa di radici con qualche isolato pezzo di patata. Per loro la quotidianità della vita è quella, ogni giorno. E così i nostri personaggi accettano il terribile sovraffollamento di una metropoli come una quotidianità di cui non si lamentano. C’è chi vive trascinando a mano dietro di sé i loro pochi beni in uno scatolo o un contenitore, chi si adatta a vivere in vecchie macchine abbandonate lungo i marciapiedi a cui hanno aggiunto sul tetto un piccolo tubo per eliminare i fumi dei loro miseri fornelli. Thorn, il mio personaggio, non si ribella contro la realtà in cui si trova a vivere, anzi è più fortunato di altri. Ha il privilegio di condividere un piccolissimo appartamento  con un vecchietto, Sol, che ricorda ancora il mondo di una volta. Ne parla continuamente. Mentre il nostro protagonista è costretto a radersi la mattina con una lametta usata che è costretto a nascondere subito nel portafogli perché non gli venga portata via e a raccogliere in una tazza le gocce d’acqua residue per non dover immediatamente uscire di casa per rifornirsi di altra acqua.

    Intanto il vecchietto continua a descrivere un mondo in cui si poteva acquistare carne fresca, insalata e perfino qualche uovo. Il protagonista non presta molta attenzione a quelle chiacchiere e continua a vivere una vita assurda contento del privilegio di un miniappartamento. La parola “insalata” a lui non dice niente. Non l’ha mai vista, anche se sa di cosa si tratta. Così quando il suo superiore nel distretto di polizia dove lavora gli chiede di descrivere la ragazza che sta interrogando a proposito di un delitto avvenuto tra l’elite di quel mondo misero, Thorn dice che ha due seni come pompelmi. Il suo collega ribatte che quel paragone non regge, lui non ha mai visto dei pompelmi. Ironico Thorn dice che l’altro però non ha visto la ragazza.

    In una situazione di sovraffollamento in effetti la gente non si pone il problema della realtà in cui vive. Anche perché la vita di tutti è limitata all’estremo, a loro basta la ricerca di un posto dove dormire, di una misera razione d’acqua e di una forma di cibo che permetta la sopravvivenza, il soylent nei suoi vari colori, né ha bisogno di danaro perché non ci sono merci da acquistare se non disastrati utensili di plastica di cui sono pieni i mercatini, come quello messo in piedi sul set.

    Il mio personaggio è un poliziotto disperatamente sovraffaticato dal superlavoro, e che tuttavia cerca di fare il meglio che può dato quel po’ di senso di responsabilità che ancora ha. Il suo boss considera l’indagine  una perdita di tempo, anche se ha un possibile indiziato che da due giorni sta cercando di interrogare. Ma il suo capo gli ripete quanto inutile sia il suo sforzo. In quei due giorni in città ci sono stati 3470 altri casi di omicidio che verranno tutti archiviati, come il caso sul quale Thorn si sta dando da fare.

    In effetti si può dire che le caratteristiche di un sovraffollamento generale sono già presenti, solo la gente non sembra vederle.

    Ho parlato con dei poliziotti di oggi, che lamentano gli stessi problemi di sovraffaticamento e di superficialità nel lavoro. Non si riesce a venire anche oggi a capo di molte indagini per mancanza di tempo.

    Conseguenza di una società sovrappopolata come quella che sta crescendo oggi è lo scoppio di casi di violenza irrazionale . Uno scienziato ha condotto un esperimento interessante su una comunità di topi. Sino a che il numero di bestiole   non supera i 100esemplari, la convivenza è pacifica , ma se il numero aumenta di 3 o 4 volte, diciamo 300 o 400 animali costretti nello stesso spazio si verifica un aumento generale dell’intolleranza tra individui, aumenta la reciproca aggressività sino a raggiungere casi di uccisioni, cannibalismo, psicosi, ansia e irregolare comportamento sessuale. Questo è stato scientificamente dimostrato.

    Oggi si sta appunto spargendo una forma di alienazione e di insensibilità generalizzate tra le persone. Recente il caso di un professore della Columbia University, ucciso in strada da un gruppo criminale davanti agli occhi dei passanti e senza che questi facessero niente per fermarli. O il recente caso di Kitty Genovese. Una ragazza uccisa all’interno del cortile di casa, cortile sul quale si aprivano molte finestre. La donna ha cercato per 20 minuti di sottrarsi al suo assassino armato di coltello, nascondendosi dietro le automobili parcheggiate nel cortile. I suoi coinquilini hanno assistito alla scena senza nemmeno pensare di prestare aiuto, rimanendo immobili alle finestre. Questo è un caso tipico di alienazione tra gli esseri umani, una dimostrazione di totale indifferenza….>>

    Maria Russo

    CHARLTON HESTON AT A CONGRESSIONAL HEARING IN 1961.jpg

    « Il m'est arrivé de rencontrer les professeurs de mon fils Fraser, en particulier son professeur de littérature anglaise moderne,  à propos de William Shakespeare. J'ai trouvé que les étudiants de la classe semblaient particulièrement nombreux. L'enseignant a répondu que 21 élèves par classe est un nombre standard dans l'école d'aujourd'hui. En fait, il éprouvait un certain soulagement après avoir enseigné à l'école publique l'année précédente, précisément à l'école publique de Beverly Hills, où certains étudiants devant l'affluence, devaient se contenter de se tenir debout. De plus, l'école, l'une des meilleures, a été contrainte de suivre un horaire en deux équipes pour satisfaire toutes les demandes. Il n'est donc pas surprenant que les étudiants d'aujourd'hui, compte tenu du système scolaire, finissent leurs études avec une préparation très insuffisante et sans trop de connaissances.

    Les écoles sont équipées d'outils technologiques, mais cependant, au lieu d'aider les élèves ils finissent seulement par recouvrir les problèmes à cause d'une préparation insuffisante au lieu de les résoudre. C'est comme si un homme qui a la varicelle couvrait son visage d'une couche de fond de teint. Les défauts de la peau sont cachés, mais la maladie n'est pas guérie. Le vrai problème est la surpopulation, le problème étant ignoré par la plupart et pour lesquels les documentaires télévisés ou les programmes illustratifs ne sont pas repris.

     Il y a quelques temps, un film comme «Growth Population Zero» (en français " population zéro "  a essayé de traiter ce sujet, mais ce film avec Oliver Reed n'a pas atteint son but  (à cette époque Heston est sur le point de tourner Soylent Green - ndt) Un film comme celui avec Oliver Reed a fini par être contreproductif. Les personnages semblent parler mutuellement sur le sujet, bien habillés et insérés dans des cadres plus que décents, mais ils ne véhiculent pas le vrai problème d'un monde surpeuplé.  En effet, à discuter les uns avec les autres ils ne se rendent pas compte qu'ils sont eux aussi une composante de cette surpopulation, n'entrant pas en contact avec le désespoir de ceux qui vivent en dehors de leur monde.

     Contrairement à " Growth Population Zero ", nous étions déterminés à faire un film montrant le désespoir d'un monde surpeuplé dans lequel les personnages n'étaient pas conscients de leurs conditions de vie misérables. La caractéristique de l'être humain est son adaptabilité extraordinaire.

    Paradoxalement, par exemple, les enfants nés dans les camps de concentration ne ressentaient pas l'instinct de se plaindre de leur condition, habitués à leur misérable soupe de racines avec quelques morceaux de pomme de terre. Pour eux, la vie quotidienne est celle de tous les jours. Nos personnages acceptent donc la terrible surpopulation d'une métropole comme une vie normale dont ils ne se plaignent pas. 

    Il y a ceux qui vivent en traînant derrière eux leurs peu de marchandises dans une boîte ou un conteneur, qui s'adaptent en vivant dans de vieilles voitures abandonnées le long des trottoirs,  sur le toit desquelles ils ont ajouté un petit tuyau pour évacuer la fumée de leurs misérables fourneaux. 

    Thorn, mon personnage, ne se révolte pas contre la réalité dans laquelle il se trouve, mais il est plus chanceux que les autres. Il a le privilège de partager un petit appartement avec un vieil homme, Sol, qui se souvient encore du monde d'autrefois. Il en parle continuellement. Alors que notre protagoniste est obligé de se raser le matin avec une lame usagée qu'il est forcé de cacher immédiatement dans son portefeuille et,  recueillir dans une tasse les gouttes d'eau qui tombent pour ne pas sortir immédiatement de la maison pour se ravitailler en eau. Pendant ce temps, le vieil homme continue à décrire un monde dans lequel il pouvait acheter de la viande fraîche, de la salade et même des œufs. Le protagoniste ne prête pas beaucoup d'attention à ces commérages et continue à vivre une vie absurde,  heureux avec le privilège d'un mini-appartement. Le mot "salade" ne lui dit rien. Alors, quand son supérieur du poste de police du quartier où il travaille lui demande de décrire la fille qu'il a interrogée pour un délit contre l'élite de ce monde misérable, Thorn dit qu'elle a deux seins comme des pamplemousses. Son collègue répond que cette comparaison ne tient pas, il n'a jamais vu de pamplemousses. Ironiquement, Thorn dit que l'autre homme n'a pas vu la fille.

    Dans une situation de surpeuplement, en fait, les gens ne posent pas le problème de la réalité dans laquelle ils vivent. Aussi parce que la vie de chacun est limitée à l'extrême, ils cherchent juste un endroit pour dormir, une ration misérable d'eau et une forme de nourriture qui permet la survie, le soja dans ses différentes couleurs. Ils n'ont pas besoin d'argent parce qu'il n'y a pas de produits à acheter si ce n'est des ustensiles en plastique malsain qui regorgent sur le marché comme celui installé sur le plateau.

    Mon personnage est un policier désespérément surchargé de travail et pourtant il essaie de faire de son mieux pour donner ce petit sens des responsabilités qu'il a toujours eu. Son patron considère que l'enquête est une perte de temps, bien qu'il ait un suspect possible qu'il a essayé d'interroger pendant deux jours. Mais son patron répétera combien ses efforts sont inutiles. Durant ces deux jours dans la ville, il y a eu 3470 autres affaires d'homicides qui seront toutes classées sans suite, comme Thorn s'apprête à le faire pour l'affaire sur laquelle il enquête.

    En effet, on peut dire que les caractéristiques d'un surpeuplement général sont déjà présentes, seules les personnes ne semblent pas les voir.

    J'ai parlé à certains des flics d'aujourd'hui, qui se plaignent des mêmes problèmes de surmenage et de superficialité dans le travail. Ils ne peuvent  toujours pas arriver au bout de nombreuses enquêtes par manque de temps.

    La conséquence d'une société surpeuplée comme celle qui se développe aujourd'hui est le déclenchement de cas de violence irrationnelle. Un scientifique a mené une expérience intéressante sur une communauté de souris. Tant que le nombre d'animaux n'excède pas 100, la coexistence est pacifique, mais si le nombre augmente de 3 ou 4 fois, disons 300 ou 400 animaux dans le même espace, il y a une augmentation générale de l'intolérance chez les individus, l'agressivité réciproque pour atteindre des cas de meurtre, de cannibalisme, de psychose, d'anxiété et de comportement sexuel irrégulier. Cela a été démontré scientifiquement. Aujourd'hui, nous répandons une forme d'aliénation et d'insensibilité générale parmi les gens.

    Récemment, un professeur de l'Université de Columbia a été tué dans la rue par un groupe criminel devant les passants qui n'ont rien fait pour les arrêter. Ou le cas récent de Kitty Genovese. Une fille tuée dans  la cour de sa maison sur laquelle donnaient beaucoup de fenêtres. La femme a essayé pendant 20 minutes d'échapper à son tueur armé d'un couteau, se cachant derrière les voitures garées dans la cour. Ses colocataires ont vu la scène sans même penser à l'aider, restant  immobiles aux fenêtres. C'est un cas typique d'aliénation chez les humains, une démonstration d'indifférence totale .... >>

    AUTEURE : Maria Russo-Dixon

     

    A SUIVRE...

     

     

     

     

     

  • CHARLTON HESTON : "SA RENCONTRE" AVEC MOÏSE...L'HOMME

     

     

    PUBLIE LE 1er FEVRIER 2016 - MAJ le 1er FEVRIER 2017

     

    Toujours en quête d'informations sur Charlton Heston, j'ai découvert ce texte écrit par Chuck pour "GUIDEPOSTS_CLASSIC". Je l'ai trouvé intéressant, passionnant, aussi je l'ai traduit pour en connaître la teneur exacte. Je ne suis pas déçue, j'ai été très émue en découvrant les impressions de notre grand Chuck, sur son rôle bien particulier de Moïse et ses réflexions sur le personnage auquel nous l'avons tous identifié. 

     

    MALHEUREUSEMENT, CE TEXTE ECRIT PAR CHARLTON HESTON, N'EST PAS DATE, MAIS IL A ETE POSTE DANS GUIDEPOSTS LE 25 JUILLET 2013

     

    https://www.guideposts.org/guideposts-classics-charlton-hestons-meetings-with-moses?nopaging=1

     

     

     

    Pour Guideposts Classic, Charlton Heston révèle comment il a rencontré  Moïse,  l'homme.

     

     CHARLTON HESTON :  "SA RENCONTRE" AVEC MOÏSE...L'HOMME

     
    Si vous êtes comme moi, le nom de  "Moïse" évoque immédiatement, un visage semblable à Dieu, sévère, avec une longue barbe blanche. Au moins, c'est ainsi que j'ai eu l'habitude de penser à Moïse. Alors quelque chose m'est arrivé qui, pendant un instant a effacé brusquement la barbe blanche et m'a laissé regarder fixement le visage d'un homme de chair et de sang.

    Ce n'est pas arrivé  une fois, mais trois fois. Je voudrais vous parler de l'homme que j'ai rencontré en ces trois occasions extraordinaires.

    Ma première vision de Moïse vint sur le mont Sinaï, où nous sommes allés filmer des scènes pour le film  " Les Dix Commandements ". Il nous a fallu deux jours pour nous rendre du Caire jusqu'à la montagne,  dans un paysage si désolé, qu'il a perdu toute prétention d'avoir une route et que les guides  ont dû faire la moitié du chemin parmi les rochers.

    Puis, soudain, il était là à l'horizon :  le Mont Sinaï  - pour nos guides arabes  " Djebel Musa " : " la montagne de Moïse ".

    Qu'y avait-il à propos de cette "forme menaçante " qui a soudainement refroidi le jour étouffant ? Certes, c'était la montagne solitaire, je ne l'avais jamais vue : un vaste rocher contre le ciel du désert.

    Mais il y avait autre chose à ce sujet, quelque chose qui m'a fait une demi-peur d'aller plus près. À l'époque de Moïse, les hommes ont cru qu'il était mort certainement  d'avoir mis  les pieds sur le Sinaï - parce que, disaient-ils, c'était le lieu d'habitation de Dieu.

    Je me suis dit que les hommes modernes savaient mieux. Mais comme nous avions bifurqué vers le pied du Djebel Musa, je ne pouvais pas me débarrasser de l'impression que d'une certaine façon mystérieuse, cette montagne appartenait à Dieu et non aux hommes.

    Nous avons campé cette nuit-là  à sa base et le lendemain matin nous partions à pied pour le sommet. Après quelques minutes de montée, mon souffle état court et mon coeur cognait.

    Les pentes étaient encore plus raides et plus sauvages que ce que l'on pouvait voir d'en bas. abîmes soudains, venus de nulle part, des cendres volcaniques réduisant mes bottes en lambeaux  et le vent brûlant du désert remplissant mes poumons.

    Et pendant tout ce temps, j'avais la conviction obsédante que j'étais seul. C'était des absurdités bien sûr ; il y avait une douzaine d'hommes travaillant dur en haut de la montagne avec moi. Mais la montagne était tout autour de nous maintenant, jusqu'à ce que je réalise que j'étais seul ici avec les rochers s'effondrant.

    C'était à proximité de l'un d'eux qu'eut lieu ma première rencontre avec Moïse.

    Je l'ai vu en difficulté en haut de ces mêmes falaises, sandales déchirées, cheveux soufflés par le vent du désert, les yeux écarquillés par la peur. Oui, Moïse avait peur quand il a grimpé cette montagne ; si elle me remplit d'une terreur indéfinissable dans ce siècle incrédule, qu'a t'elle pu faire pour l'homme qui savait qu'il commettait une violation du lieu saint de Dieu Lui-même ? 

    A cet instant, le Législateur Majestueux avec sa longue barbe blanche avait disparu, et Moïse était un homme comme je l'étais, haletant , cœur battant et martelant de la cruelle montée, avec quelque chose de plus terrible encore.

    Pour Moïse, alors qu'il montait, il a été pris dans la présence étrange qui entoure encore cette montagne. Et soudain, je savais qu'il avait grimpé dans la terreur.

    Ce fut ma première vision de Moïse. Une semaine plus tard, je l'imaginais, je l'ai revu, à un autre moment de sa vie.

    Une des choses les plus difficiles à faire au cinéma je pense, est que vous n'interprétez pas votre rôle directement du début à la fin, de la même façon que cela s'est réellement passé.

    Dans ce film, les premières scènes que j'ai jouées étaient celles sur le  Mont Sinaï. Maintenant, une semaine plus tard, je devais interpréter une séquence qui avait eu lieu de nombreuses années plus tôt dans la vie de Moïse : les scènes qui le montrent fuyant l'Egypte à travers le désert.

    Pendant trois jours, j'ai marché, trébuché et rampé à travers ce désert tandis que les caméras tournaient et les couches de poussière sur moi me maculaient d'une croûte solide.

    Nos guides arabes étaient abasourdis par cette nouvelle tournure des événements. L'un d'eux, en particulier, me regardait avec anxiété quand  je me suis effondré sur mes genoux dans le sable.

    C'était une scène où Moïse déracine une plante verte minuscule et gratte dessous dans le sol à la recherche d'eau. Il  nous a vu tourner plusieurs prises, jusqu'à ce qu'il ne puisse plus le supporter.

     " Pourquoi  ne donnons-nous pas un peu d'eau à cet homme triste ? — s'écria t'il avec une grande compassion — puis tous retournent au Caire !"

    Mais, sur le rocher rouge flamboyant, et ici dans le désert, j'ai rencontré Moïse pour la deuxième fois.

    Ce n'était pas une réunion soudaine, à couper le souffle, comme au moment où  j'avais contourné un rocher sur le Mont Sinaï. Ceci était une connaissance graduelle, une connaissance qui a grandi en moi quand je marchais, heure après heure, dans le paysage le plus désespéré que j'ai jamais vu. 

    C'était tout simplement ceci : Moïse savait ce que signifiait l'échec. Sa fuite à travers ce désert est venu à un moment de sa vie où il n'avait pas la foi ; il n'a pas encore rencontré Dieu et reçu sa Mission divine. Il était juste un homme qui court pour sa vie.

    Il fuyait la condamnation à mort du Pharaon, seulement pour trouver une mort bien plus hideuse qui l'attendait sous le soleil impitoyable.

    Il a continué à aller tout simplement parce que il y avait une chose plus horrible que de marcher dans ce désert, et cette chose c'est d'arrêter là, où la chaleur se referme autour de lui comme un linceul. Il a continué à marcher, mais il ne pouvait pas espérer traverser ce désert,  vivant.

    Il suffit simplement de regarder et d'oublier tout espoir. Comme la chaleur ondulante, le désespoir monte des oueds secs (cours d'eau qui coulent seulement pendant les pluies), et même les collines sont construites de poussière. 

    Ici encore, le patriarche Moïse était nulle part. Ici, il  était seulement un homme épuisé, un homme qui, une fois au moins, avait touché le fond.

    Ma dernière vision de lui est venue près de deux semaines plus tard. A l'orée du désert, non loin du Caire, notre équipe de tournage avait reconstitué les portes d'une ville et là, un samedi matin, 7.000 figurants égyptiens étaient rassemblés pour la scène de l'Exode.

    J'étais arrivé tôt, pour des heures de maquillage et d'essayage et je suis sorti sur le tournage. Là, je me suis arrêté brusquement. Je savais  qu'il y aurait 7.000 personnes là-bas, mais je ne l'imaginais pas jusqu'à ce que je les vois.

    Sur un mile (environ 1 km 610) en face de moi,  s'étirait une masse solide de personnes et d'animaux. Ils ont rempli l'avenue des Sphinx qui conduit dans le désert et ils se répandirent sur le sable de chaque côté. 

    Quelques temps après, je commençais à remarquer des individus. Juste en face de moi six chameaux poussiéreux, vomissant, que leur guide plaçait en position. À côté de lui,  une petite fille entourée de mouches, gardait  quelques oies décharnées.

    Un vieux bédouin à côté d'elle tirait la carcasse d'un âne mort. Un nouveau poulain brillant et un enfant âgé d'une semaine tétaient le lait de leur mère. Peu de ces personnes avaient déjà vu un film ; aucun d'eux n'avait la moindre idée pourquoi ils étaient payés pour être ensemble ici.

    Pendant deux heures, je marchais,  avançant petit à petit, à travers l'essaim de personnes en sueur et des animaux, répétant  avec hésitation  mes deux phrases en arabe : "Salutations" et "Comme Dieu le veut."

    Et partout où j'ai marché, les gens reconnaissaient  la grande Figure et  la robe Levite. Moïse est une aussi grande figure pour les Musulmans que pour les  Chrétiens et les Juifs. Partout leurs murmures chaleureux m'ont suivi : "Musa! Musa!" (Moïse ! Moïse)

    Je suis perdu maintenant, pas dans l'espace, mais au travers des siècles. Sûrement que le matin de cet Exode, il y a longtemps, ce sont les mêmes yeux qui ont suivi Moïse. Les mêmes animaux maigres, les vêtements en lambeaux, la puanteur de la pauvreté.

    Je me suis dirigé en tête à travers la foule en direction du désert. Infini et sans vie,  il s'étire à l'horizon, tandis que derrière moi les voix affaiblies se gonflent : "Musa, Musa".

     CHARLTON HESTON :  "SA RENCONTRE" AVEC MOÏSE...L'HOMME

     Ces gens avaient eu confiance en  Moïse, ils l'avaient suivi où il les dirigeait et,  où les avait-il conduits ? Dans cette aride désert ? Dans ce désert indicible ?

    Je me suis retourné et ai regardé derrière moi cette marée d'hommes âgés, des femmes affamées, des enfants minuscules. Moïse ne pouvait pas les avoir menés dans ce désert !

    Pas Moïse ! Je l'avais vu, pas l'homme qui avait rampé sur ses genoux à travers le désert. Pas l'homme qui avait lutté, haletant et qui était terrifié, en haut des pentes du Mont Sinaï ; cet homme était capable de doute. Pourrait-il maintenant marcher dans ce désert avec la petite fille et ses oies?

    Le moment était venu pour Moïse de donner le signal  du départ et d'emmener la foule vers l'Exode. Je marchais lentement vers l'endroit tortueux où ils avaient attendu, groupés en arrière, entre les sphinx "cools". Qu'est-ce que Moïse a ressenti quand leurs yeux se tournèrent vers lui en confiance ? L'homme que j'avais entrevu sur le mont Sinaï avait eu peur.

     CHARLTON HESTON :  "SA RENCONTRE" AVEC MOÏSE...L'HOMME

    J'avais rencontré Moïse sur le Sinaï, oui, mais Moïse avait rencontré Dieu. Et ensuite je savais ce que Moïse avait ressenti, il avait été confiant, joyeux, spontané.

    Bien sûr Moïse ne pouvait pas mener ces milliers de gens à travers le désert. Il n'aurait jamais essayé. Mais Dieu pouvait le faire. Et Moïse, cet homme " bien-trop-humain ", cet homme tellement comme les autres, s'était simplement transformé en instrument par lequel la force de Dieu s'est déplacée.

    Avec joie, j'ai crié les mots que Moïse cria :

    "Aidez-nous à sortir d'Égypte, Seigneur,

    Comme l'aigle porte son jeune sur ses ailes ... "

     CHARLTON HESTON :  "SA RENCONTRE" AVEC MOÏSE...L'HOMME

    Alors j'ai levé le bâton de Moïse et j'ai vu la multitude se soulever en un vaste frisson en mouvement, sortir de l'esclavage.

    CHARLTON HESTON